di Francesca Garofalo

Convegno organizzato dall'associazione Sicilia Turismo per Tutti e Noi Albergatori con la partecipazione di tante associazioni.

 

La possibilità di poter vivere una vita in cui si è  in grado di essere utili alla società ed innanzitutto far valere le proprie capacità, dimostrando di sapere fare nonostante i pregiudizi, questo il desiderio delle persone con disabilità, per le quali realizzarsi in campo lavorativo non dev’essere un’utopia, ma un diritto. Sicuri di poter riuscire nell’impresa, l’associazione Sicilia Turismo per Tutti e Noi Albergatori, hanno affrontato la questione con l’incontro/confronto “Lavoro e disabilità nel turismo”, tenutosi ieri pomeriggio presso il Jolly Hotel Aretusa, con lo scopo di focalizzare l’attenzione sulle norme legislative che l’assunzione di persone con disabilità comporta, i vantaggi che le aziende possono trarre e soprattutto far conoscere ai ragazzi che dovranno essere assunti i loro diritti. Numerose le associazioni presenti con i loro presidenti: la dottoressa Anna Contardi , coordinatrice Nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down; Dott. Alfonso Nicita responsabile dell’Unità educazione Sanitaria dell’Asp di Siracusa. E ancora: Lisa Rubino per il Coordinamento Coprodis e Diversamente Uguali; la presidente Dell’AIPD Siracusa insieme ai loro soci e ragazzi; Ente Sordi di Siracusa con Salvatore Risuglia e soci; Il vice presidente Unione Ciechi di Siracusa; l’avvocato Giovanni Grasso in rappresentanza della Fondazione Val di Noto; i rappresentanti dell’Associazione Astrea di Stefano Biondo e tante altre.

 Il dottore Luca Mencarelli, presidente di ManagerItalia Sicilia ha illustrato la proposta a lungo termine a cui sta lavorando insieme alla sua associazione, ovvero la creazione di un agriturismo. L’avvocato Pietro Sciortino esperto in Diritto del lavoro si è soffermato sul collocamento mirato; sulla legge 68/99 (sulla promozione dell’inserimento ed integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro); sugli incentivi per i datori e le convenzioni che, uscendo dallo schema delle liste di collocamento, si possono realizzare con i singoli datori. Si stima che sul territorio nazionale, sono circa 4 milioni le persone con disabilità disponibili a lavorare, ma solo una piccola percentuale di esse, circa il 19%, trova effettivamente una collocazione occupazionale stabile, nonostante i risultati tangibili che la Diversity Inclusion può apportare in un’azienda, cioè un aumento del 30% degli introiti ed un miglioramento dell’atmosfera lavorativa. La richiesta emersa ieri da parte delle associazioni è che ai ragazzi non interessa avere un contratto a tempo indeterminato, ma avere esperienze lavorative.

Emblematiche sono le vicende di Giuseppina Puglisi ed Anna Azzaro. La prima, guida turistica siciliana sorda laureata in Beni Culturali assunta dopo un mese di prova al Teatro di Taormina con un collocamento mirato, prima a tempo determinato e dopo due anni a tempo indeterminato, comportando un miglioramento dell’offerta culturale del Teatro, un arricchimento per la ragazza che ha trovato lavoro e per l’azienda che l’ha assunta. La seconda, è consigliere comunale di Rosolini, sulla sedia a rotelle a causa di un incidente in moto. Passato lo sconforto iniziale, ha capito che anche le persone con disabilità  possono lavorare e fare sport così, dopo l’impiego in un centro commerciale, ha rilevato con i fratelli un ristorante di Rosolini del quale è  diventata imprenditrice. “La nostra associazione -dice Bernadette Lo Bianco, presidente di Sicilia Turismo per Tutti- sta esplicando un lavoro di sensibilizzazione in qualità  di Disability Manager e si pone come facilitatore nell’ambito dell’inclusione lavorativa, in particolare nel settore del turismo e come tale abbiamo voluto invitare le associazioni datoriali, gli albergatori, le imprese grandi e piccole ad assumere persone con disabilità, attraverso un collocamento mirato in base alle loro peculiarità, perché loro sono in grado di costituire un grande arricchimento. Dall’esempio di Giuseppina e Anna-prosegue- capiamo che con il supporto di associazioni, aziende e attività  di accompagnamento e tutoraggio si può  riuscire a integrare nel lavoro queste persone, ma non bisogna dimenticare che deve cambiare prima di tutto la cultura da parte delle aziende che non devono avere paura. Laddove ci sono sgravi fiscali ed agevolazioni, bisognerebbe approfittarne. Invece di pagare la multa per una mancata assunzione-conclude- è  meglio assumere con la consapevolezza di svolgere un’azione etica e che comporta un vantaggio”. Una stanza affollatissima, per il primo di una serie di incontri interamente tradotto in Lis grazie all’interprete Salvina Magnano, che mira a rendere possibile l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità attraverso un cambiamento culturale delle aziende, innovazione, inclusione con un appello alle stesse ad agire e farsi avanti.