di Salvo La Delfa

Solamente distruzione e vandalismo. Reportage fotografico di cosa rimane della Fortezza Spagnola dell’isolotto di Portopalo Capo Passero a 10 anni dalla ristrutturazione.

 

E’ uno degli esempi di come i soldi pubblici siano stati spesi bene ma non siano stati opportunamente tutelati. 1,8 milioni di euro di soldi di tutti utilizzati dal 2005 al 2009 per ristrutturare la Fortezza Spagnola dell’isolotto di Portopalo Capo Passero sono stati bruciati perché in questi dieci anni non si è stati in grado di mettere almeno un custode per salvaguardare la Fortezza. Il costo per lo stipendio del custode sarebbe stato sicuramente giustificato ed avrebbe evitato di ridurre il Bene pubblico nello stato in cui si trova. Così, adesso, la Fortezza si presenta completamente abbandonata, vandalizzata, depredata e distrutta. Ci vorranno tantissimi altri soldi per ripristinarla, sempre che questi soldi si riescano a reperire. Il silenzio da Palermo sulle richieste degli amministratori locali non promette bene.

Il cancello di ingresso della Fortezza Spagnola è aperto nonostante che a Gennaio la sovrintendenza avesse disposto nuovamente la sua chiusura. Il barcaiolo che ci ha ripreso dall’isolotto si informa con noi sullo stato della costruzione e aggiunge, ironicamente,  mostrandoci delle chiavi: “Mi avevano dato le chiavi per poterla fare visitare ai dei turisti ma a quanto pare le chiavi non sono più necessari”.

Di quei lavori di restauro iniziati nel  2005 e completati nel 2009, con il  finanziamento del Por 2000/2006 “Pit 9 Ecomuseo del Mediterraneo” che prevedevano la ristrutturazione dell’esterno e dell’interno rimane veramente poco. Distrutto l’impianto fotovoltaico, distrutta la scala per i diversamente abili, rotti vetri e porte, imbrattati i muri, vandalizzati gli arredi, le teche, i bagni e tutto ciò che è stato possibile.

Di quel sogno di rilancio del turismo nel sudest siracusano rimangono solamente i vetri rotti, i calcinacci, la ruggine degli stipiti in ferro delle porte e il fumo della carta dei documenti con cui più volte si è richiesto di ripristinarla e del protocollo di intesa con il circolo locale di Legambiente che tentò nel 214 un vano tentativo di rianimazione.

Tutto perso per non pagare in questi anni un custode, un presidio dello Stato e dei soldi dei cittadini che con le loro tasse contribuirono ai quei quasi due milioni di costo per il restauro.

Un sogno sfumato per incapacità di gestione e di prospettiva. Eppure da lì la vista non manca e gli spagnoli che costruirono la Fortezza avevano capito meglio di noi il valore e l’importanza di quel sito.

Ecco cosa rimane: