di Salvo La Delfa

Monica, la neolaureata di Canicattini, che dice no allo sfruttamento nelle scuole paritarie: “Fino a quando ci saranno le persone che accettano tali condizioni, non riusciremo mai a scardinare questi meccanismi di sfruttamento e di ricatto!”

 

Monica Mangiafico, è una ragazza di Canicattini, di soli 25 anni, che si è  qualche mese fa laureata in architettura, all’Università di Reggio Calabria, con il massimo dei voti. E’ una ragazza semplice, umile, senza tanti grilli nella testa, che sa, e ha sempre saputo, cosa è importante nella vita e cosa non lo è, è una ragazza che ha un fidanzato e un gruppo di amici che la sostengono e l’hanno sempre sostenuta. E’ una ragazza che ama la vita e come i suoi coetanei cerca di cogliere il massimo da questa vita. E’ una ragazza intelligente, con gli occhi che brillano di luce propria, è curiosa, è attenta, approfondisce e ama informarsi su ciò che non sa. La conosco bene Monica, è stata mia alunna alle superiori per cinque anni e da allora ho avuto modo di seguire il suo percorso di vita attraverso i social.

Monica è una di quei ragazzi che  stanno costruendosi il loro varco da soli, alcuni partendo veramente dal basso in quanto provengono da famiglie economicamente svantaggiate, che sono alla ricerca della loro strada, del lavoro, che stanno investendo con il sudore, la fatica, la perseveranza sul proprio futuro, che desidererebbero rimanere in questa terra, in questa Sicilia martoriata, per dare il loro contributo e costruire un futuro possibile, migliore, senza vie di mezzo, senza compromessi, con i soli colori bianco e nero, senza le sfumature e gli inciuci dei grandi.  

Monica ieri ha scritto un post sul suo profilo facebook nel quale ha spiegato i motivi perché ha detto no a quello che capita, purtroppo e in alcuni casi da molti anni, a centinaia di docenti che insegnano nelle scuole paritarie: ricevere a stento i contributi e non essere ripagati da uno stipendio per il lavoro effettivamente svolto. Uno sfruttamento, un “ricatto” lavorativo che i docenti accettano per fare punteggio e riuscire ad occupare una posizione utile nelle graduatorie delle scuole.

Monica ha avuto la forza, il coraggio, e l’intelligenza di dire no a questo sistema comprendendo quale sia l’unica strada per eliminare questa ingiustizia: “Fino a quando ci saranno le persone che accettano tali condizioni, non riusciremo mai a scardinare questi meccanismi di sfruttamento e di ricatto!”

Nel suo profilo facebook il suo post, che ha avuto tantissimi mi piace e commenti, ha descritto anche quali sono stati i termini del colloquio di lavoro con la responsabile della paritaria.

Scrive Monica: “Ho ricevuto una proposta di supplenza annuale da una scuola paritaria, quattro ore settimanali in una quinta per insegnare una materia.  

Lei mi dice: <<Non si preoccupi le concentriamo le ore in un giorno in modo da farla venire solo una volta a settimana. Non so se sa come funzionano le paritarie rispetto alle statali>>.

 Io: <<Più o meno, ma mi spieghi gentilmente>>.

Lei: <<Noi purtroppo riusciamo a garantire solo i contributi per intero. I docenti vengono solamente per il punteggio>>.

Io: <<Quindi la retribuzione è pari a zero?>>

Lei: <<Purtroppo sì, non riusciamo proprio perché gli insegnanti sono in tanti>>.
Io nel frattempo mi alzo, sistemo la giacca, prendo la borsa e porgo la mano: “La ringrazio, arrivederci!”

I commenti sono tanti e tutti di indignazione e  incoraggiamento. Scrive Luisa Chiarandà: “Grazie Monica! Il tuo gesto ha dato uno schiaffo a chi ha trasformato questo mestiere in una squallida raccolta punti e cosa più importante hai iniziato con una "Lezione" di dignità e amore non solo per te stessa e per chi lavora duramente per diventare un buon insegnante ma soprattutto verso gli studenti”, mentre Lorenzo Amenta commenta: “Insegnare non significa solo andare in classe, fare lezione e tornare a casa! Insegnare significa molto di più e finché la gente non riuscirà a capirlo la nostra società non si evolverà mai, perché nella scuola si coltiva il "polmone" del futuro! Lorenzo Lorefice, invece, sottolinea che: “Il problema è di chi li permette questi atteggiamenti perché molte volte lo si fa nella speranza di un futuro migliore. Ad esempio molte volte si accettano le condizioni precarie di un lavoro perchè non si ha altro da valutare, se invece puoi permetterti di dire no allora si che puoi dimostrare il tuo valore. Bisognerebbe denunciare fattivamente questi approfittatori sociali, soprattutto coloro di questi "diplomifici" dove soldi ne girano molti di più delle scuole pubbliche”. Kabira Fazzina, docente di una scuola pubblica incoraggia Monica e le scrive “Non accettare uno stipendio significa non attribuire merito e valore a ciò che si fa, hai fatto bene. Fai come feci io, andai a lavorare al Nord, incarichi annuali assicurati e nel frattempo conseguii l'abilitazione” e Mimma De Corrado, anche lei docente: “C'era da aspettarselo! Purtroppo nell'ambito delle scuole paritarie ha funzionato sempre così. Ma non è da te accettare questa mortificazione, hai fatto bene a rifiutare. Io non ho mai accettato scuole paritarie, avrei potuto farlo, ma ho preferito costruire la mia carriera giorno dopo giorno, scuola dopo scuola, girando tutta la provincia in lungo e in largo per almeno 15 anni e in ultimo la meravigliosa esperienza al nord per 4 anni dove sono stata immessa in ruolo. Accetta le proposte dal nord nelle scuole statali, sei giovane, fai le tue esperienze formative e costruisci la tua carriera giorno dopo giorno. Sei in gamba, ce la farai”.

Monica Mangiafico è in attesa e nel frattempo continua a prepararsi e a studiare. Scrive, in risposta ad uno dei commenti: “Ho conseguito all’università i 24 cfu per l’insegnamento, ho inviato la messa a disposizione al nord e attendo eventuali riscontri. Fortunatamente per il momento sono impegnata con un tirocinio presso uno studio di architettura e nel frattempo sto studiando per sostenere l’esame di abilitazione all’esercizio della libera professione. Attendiamo”.

Monica potrebbe essere costretta, purtroppo, anche a causa di questo sistema malato, guasto e marcio a lasciare questa terra, altri sguardi di occhi vispi e intelligenti che andranno a posarsi fuori dalla Sicilia, lasciandola a un futuro che solo loro, i nostri ragazzi, le nostre energie migliori, potrebbero darglielo colorato.

Resisti Monica, hai iniziato nel migliore dei modi a costruire il tuo futuro.