di Redazione

Sciopero delle scuole pubbliche paritarie, a rischio il futuro di un milione di studenti e di 160 mila docenti e ATA.  "Il governo  continua a trattare la scuola pubblica paritaria come un oggetto estraneo alla convivenza civile e culturale di questo Paese"

 

I docenti di tutte le scuole paritarie d'Italia hanno organizzato uno sciopero nazionale per giorno 19 e 20 maggio per manifestare contro la decisione del Governo di tagliare fuori dal sostegno economico in questo difficilissimo momento dovuto al Covid 19, i docenti delle suddette scuole. Circa 1 mln di alunni stanno rischiando di non continuare più gli studi nella scuola che hanno scelto e circa 160 mila docenti e non docenti rischiano il proprio posto di lavoro.

Lo sciopero è la conseguenza della tavola rotonda svoltasi il  12 maggio ed organizzata dalle presidenze nazionali dell’USMI e della CISM, responsabili delle scuole pubbliche paritarie cattoliche durante la quale si è evidenziata la fatica di tante famiglie a pagare le rette, l’indebitamento di tante scuole paritarie che non ce la fanno più a pagare gli stipendi dei docenti e del personale amministrativo.

Durante la tavola rotonda è stata denunciata la sordità del governo che continua a trattare “la scuola pubblica paritaria ideologicamente, come un oggetto estraneo alla convivenza civile e culturale di questo Paese”. “Noi siamo gli invisibili per questo governo” denunciano i rappresentanti nazionali dell’USMI e del CISM.

 “Il numero delle scuole cattoliche e gli alunni che ancora le frequentano consentono di dire che non si deve mollare questo settore vitale della vita e del futuro del nostro Paese, questa fucina di umanesimo, di pluralismo culturale”. Secondo i dati disponibili circa il 30% delle scuole paritarie è a rischio chiusura, 300 mila sono gli allievi che busseranno alla scuola statale che già oggi rischia il collasso, “2,4 miliardi di euro costerà in tasse questo disastro del non riconoscimento della co-essenzialità della scuola pubblica paritaria rispetto alla pubblica statale”. I rappresentanti nazionali USMI e CISM credono che la scuola statale, con le sue 40 mila sedi scolastiche e gli oltre 7 milioni di studenti, non potrà ripartire.

Le associazioni delle scuole paritarie chiedono che il decreto rilancio e il decreto liquidità vengano modificati. “La classe politica è chiamata ad un atteggiamento di “responsabile coerenza”; il Decreto Scuola e il Decreto Liquidità, al voto in Parlamento, dovranno prevedere aiuti concreti alla famiglia, salvando così la scuola Pubblica, statale e paritaria”.