di Redazione

Arci Siracusa: "E' necessario aprire un immediato dibattito sulla situazione dei braccianti agricoli e sul caporalato, con focus sulla situazione di disagio dei migranti di Cassibile"

 

"Necessario aprire un serio e immediato dibattito sullo stato reale dei braccianti agricoli e sulla piaga del caporalato", è questo quello che chiede Arci Siracusa, per tramite della sua presidente, Simona Cascio, dopo l’omicidio di Adnan Siddique, giovane bracciante barbaramente ucciso per aver difeso le vittime del caporalato, avvenuto in questi giorni nelle campagne nissene della nostra regione.

Episodio che  avviene a distanza di pochi giorni dall’omicidio di George Floyd in Minnesota e di poche ore dalle manifestazioni che hanno visto coinvolte in tante piazze d’Italia, tra cui quella di Siracusa, di tante persone.

"La sua morte e quella delle tante vittime di razzismo e di violenza autoritaria pesano sulla coscienza di molti, sugli Stati dell’Unione Europea - non ancora in grado di garantire pieni diritti - e sulla cultura razzista che impregna la nostra società", sottolinea Arci Siracusa. "Non basta infatti rammaricarsi e intristirsi per le vittime innocenti. È fondamentale riconoscere e delegittimare gli storici, e ancora attuali, meccanismi di supremazia coloniale per poi dar voce e sostegno a chi vive ogni giorno la discriminazione sulla propria pelle. Le cause di queste morti non sono lontane da noi, ma anzi ci toccano pienamente e da vicino".

A partire da questo doloroso avvenimento l'Associazione Arci Siracusa è convinta che sia necessario aprire un serio e immediato dibattito sullo stato reale dei braccianti agricoli nella regione Sicilia e in tutto il Paese, sul gravissimo e diffusissimo fenomeno del caporalato e sugli interessi delle piccole e grandi mafie. "Non lontano dalla nostra città, a Cassibile, sono tanti i migranti che abitualmente vivono una situazione di grande disagio e instabilità", spiega Simona Cascio, "senza una seria riflessione complessiva sulle loro vite".

Le condizioni lavorative e non, in cui versano i braccianti agricoli sono gravose e dovrebbero essere al centro dell’attenzione del dibattito pubblico: esiste infatti una chiara responsabilità politica di chi in questi anni, negli organi di governo, ha scelto di non occuparsi strutturalmente della stabilizzazione di questa situazione. La mobilitazione deve essere collettiva, dai sindacati alle associazioni di categoria, dalle istituzioni alle associazioni che ogni giorno si occupano di gestire la costante emergenza.

La vicenda di Cassibile, una per tutte, è una storia di grande disattenzione ma anche del grande impegno sociale di tante e tanti volontari che non si rassegnano allo stato di immobilismo a cui vorrebbero condannare i lavoratori di quelle zone.