di Redazione

Nella notte comparse scritte razziste davanti al Tempio di Apollo: la risposta unanime delle associazioni siracusane

 

"Black lives matter”! Questo il grido elevato, anche a Siracusa, come in tante piazze di Italia nel pomeriggio del 6 Giugno.  Tante e tanti cittadini si erano riuniti proprio per chiedere giustizia per George Floyd, per tutte le vittime di razzismo e di ogni forma di discriminazione. E si erano riuniti proprio nello stesso posto in cui a gennaio dell'anno scorso chiedevano lo sbarco immediato dei migranti salvati dalla Sea Watch e fermi a pochi metri delle nostre coste. Due date diverse ma emozioni simili: mossi nel profondo dalla necessità di esprimere solidarietà e rabbia per quello che succede ogni giorno nei nostri mari, nelle nostre strade, nelle nostre città e nei nostri luoghi di lavoro. 

La risposta non è mancata: dopo pochi giorni, oggi, esattamente nello stesso punto in cui i manifestanti avevano appeso cartelli e striscioni sull'inclusione e sull'uguaglianza, sono state ritrovate delle maglie sulle quali figurano scritte fortemente razziste. Il quadro che abbiamo di fronte è chiaro: nella nostra città esiste anche ancora un razzismo profondamente radicato che non riesce ad attenuarsi e tanto meno consente una lettura reale della società. Le morti di George FLoyd o del bracciante Adnan Siddique dovrebbero essere d'esempio: l'unico conflitto da costruire e alimentare è con chi discrimina e sfrutta, con chi utilizza il ricatto economico come arma di controllo e con chi rende le nostre città difficilmente attraversabili da tutte e tutti. Non esistono altri conflitti, non esistono altre guerre, non esistono altre differenze. Tuttavia lungo è ancora il percorso di consapevolezza come tante sono ancora le battaglie per una città che sia veramente inclusiva. Basti guardare alla situazione di Cassibile, luogo di sfruttamento della nostra città, in cui gli interventi necessari sono ancora tanti almeno quante le responsabilità politiche dietro la condizione dei migranti.  

Chi è sceso in piazza in questi anni, chi si è mobilitato, chi si è esposto, chi si è speso però continuerà ad immaginare e lottare per una Siracusa accogliente, inclusiva e solidale ma lo sarà veramente se la costruiremo tutti insieme, non lasciando indietro nessuno, ripensando la nostra città in maniera collettiva e plurale.

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