Si svolgono nel silenzio delle mura domestiche ma coinvolgono sempre più figli minori che si trovano a subire atti di violenza, occasionale o continuata, proprio da parte di chi dovrebbe proteggere e custodire le loro giovani vite: sono vicende che lasciano l’amaro in bocca proprio perché da una parte hanno bambini come protagonisti, dall’altra rivelano una storia tanto lunga da lasciar pensare su come tante cose accadano nell’indifferenza dello sguardo della gente.

La storia dei tre bambini abusati che è balzata agli onori della cronaca qualche settimana addietro, ha avuto come scenario la città di Siracusa, e ha coinvolto una famiglia con minori in carico, tre bambini, appunto, che, all’epoca del possibile inizio della violenza, avevano tre, quattro e sette anni. Tra gli abusanti vi era la madre che li costringeva a prostituirsi già due anni prima della scoperta del maltrattamento. Complice un componente delle forze dell’ordine, carabiniere nello specifico, che facilitava gli incontri e era parte attiva nella costruzione della violenza.

Famiglie che si discostano parecchio dallo stereotipo di un pacifico mondo affettivo che tanto “pacifico”, in molte occasioni, non si rivela. Istituzioni che dovrebbero affiancare la custodia e la protezione ma che, nello specifico di questa storia, la permette e la appoggia.

Sarà per questo che la vicenda non è stata dimenticata facilmente dall’opinione pubblica? Famiglie e istituzioni? Amore e tutela invischiati in una storia che ha dell’inenarrabile?

Da una domanda abbiamo la necessità di partire: cosa sta accadendo nelle famiglie? Al di là degli eventi socioculturali e delle modifiche oggettive alla struttura familiare e alla realtà valoriale di questa nostra società, leggendo i dati Interforze del 2016, elaborati nel Dossier della campagna Indifesa di Terre des Hommes, è emerso che soltanto in Italia ogni anno quasi mille bambini finiscono per divenire vittime di violenza sessuale. A questo triste record, potremmo estendere la tipologia della violenza finendo col contare nello stesso anno più di 5000 bambini vittime di violenze di vario genere.

Questi dati non si discostano da quelli elaborati dal CISMAI, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso dell’infanzia, qualche anno prima, già nel 2013. In questi, è emerso che nel Sud Italia su 1000 bambini osservati più di 8 risultano “maltrattati” in una qualche maniera. Di fatto, la violenza può assumere svariate forme e passare dalla trascuratezza materiale o affettiva, al maltrattamento psicologico o fisico, sino a giungere all’abuso sessuale vero e proprio ma saremo tutti d’accordo a riconoscere la condizione di “violenza” a qualunque forma di mancato rispetto della persona e della condizione di “bambino”.

La conoscenza e la valutazione di certi dati giungono per strade parallele e, ahimè, sottostimate. Le vie istituzionali che prendono in carico i minori e le loro famiglie sono, sì, vie autorevoli ma non sempre sufficienti a disegnare il fenomeno in tutte le sue sfaccettature. Esiste un lato sconosciuto ed oscuro che vive tacitamente sotto i nostri occhi, che spesso non riceve denuncia, che non si riesce a fronteggiare e questo perché proprio gli ambiti familiari sono quelli che rivelano minore possibilità di osservazione e valutazione. Sempre più storie familiari, spesso conosciute ai servizi sociali, rivelano disagi oggettivi all’interno delle loro strutture, ma questi in molte occasioni vengono tollerati, custoditi e protetti da una rete di relazioni affettive che non riesce ad essere riconosciuta per quello che è – maltrattante a volte – e si considera l’unica possibile. Anche se si veste di aggressività, di minaccia e di silenzio. Quel silenzio omertoso che tante volte non si racconta, in altre finisce per perdersi tra le strade di una burocrazia che poco aiuta nella risoluzione dei conflitti.

Ciò che rimane, dopo la constatazione che certi eventi “accadono”, nonostante l’evidente assurdità dello stesso, sono le stesse domande con le quali tacitamente si è aperto il nostro confronto: come si struttura la cellula familiare al suo interno? Cosa spinge un genitore a certi comportamenti piuttosto che ad altri? Come guarda basita il resto della comunità? E’ possibile riconoscere ed interpretare i segni di un abuso?