di Salvo La Delfa 

Una poesia di Fernando Pessoa, un brano tratto dal sesto libro dell’Eneide e dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry , la poesia dell’Amicizia di Gibran, la canzone “A parte te” di Erman Meta e la musica di “Tenderly” hanno accompagnato la piantumazione dell’albero di ulivo nel giardino dell’Einaudi e il lancio dei palloncini per commemorare Simone Geracitano nel giorno del suo diciottesimo compleanno

 

Alle dodici in punto ci sono tutti gli studenti dell’Einaudi nel giardino interno della scuola. Sono presenti i compagni di Simone Geracitano, quelli della 4B del liceo scientifico tradizionale che indossano una maglietta con la scritta “Ciao Simo”. Sono presenti i compagni di classe del fratello Luca che frequenta anche lui lo stesso istituto. E’ quasi tutto pronto. Un gruppetto di studenti sistemano dei palloncini colorati mentre altri portano due palloncini con il numero 18. Al centro del giardino un albero di ulivo attende di essere piantumato. Tutto è pronto per festeggiare Simone nella sua scuola. Il silenzio, nonostante i quasi mille studenti, è totale.  Il cielo è plumbeo e una pioggerellina bagna i volti dei presenti confondendosi con le loro lacrime. L’arrivo dei genitori Concetta e Santo è sottolineato da un lungo applauso che abbraccia calorosamente tutta la famiglia Geracitano.

Interviene la preside Teresella Celesti: “Questo è semplicemente l’abbraccio di una scuola. Ancora una volta l’Einaudi abbraccia un suo figlio e gli studenti abbracciano un loro fratello”. Legge la dirigente dell’Einaudi una poesia di Fernando Pessoa: “La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto. Se ascolto, sento i tuoi passi esistere come io esisto. La terra è fatta di cielo. Non ha nido la menzogna. Mai nessuno s’è smarrito. Tutto è verità e passaggio”.

Ancora un lungo applauso mentre i compagni di classe e i genitori si dispongono ad ascoltare le letture di alcuni studenti.

Si inizia con un brano del libro sesto dell’Eneide: “E allora Enea che vedeva andare insieme a Marcello un giovine bellissimo, dalle armi splendenti, ma scuro in volto, con gli occhi bassi, privi di gioia: "Padre, chi è quel giovane che accompagna l'eroe? Forse suo figlio, forse qualcuno dei suoi nipoti? Il padre Anchise, gli occhi pieni di pianto, disse: "Non domandarmi di questo futuro immenso lutto. Il Fato lo mostrerà appena al mondo e vorrà che non viva più oltre”.

“L’amicizia” di Khalil Gibran è il secondo brano letto: “Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita. Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia. Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.”.

Il terzo brano scelto dagli studenti e letto a tre voci è tratto dal “Il Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry: “Disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "<addomesticare>?" "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>”. "Creare dei legami?" "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo". Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“Tenderly”, il brano musicale statunitense di Walter Gross, suonato con la tromba, accompagna la piantumazione dell’albero di ulivo mentre il cielo da plumbeo diventa terso e l’azzurro compare svelando un timido sole di questa strana primavera. Si abbracciano tutti i compagni, a cerchio intorno all’albero, mentre i genitori e il figlio Luca si stringono tra loro commossi.

Interviene la mamma Concetta: “Cosa lascia una tale perdita? Un cuore spezzato, tormentato, una terribile sofferenza. Come reagire a tutto ciò? Mi convinco che i miei sogni, i nostri sogni prodotti su di lui non erano terreni. Senza dubbio oggi posso affermare che Simone fosse quasi perfetto perfino troppo perfetto per stare in mezzo a noi. Mi faccio forte e sostengo gli altri e lui parla attraverso noi. A suo fratello, a suo padre, ai suoi familiari, ai suoi amici dico da adesso in poi tutto è meglio per Simone che sia lo studio che sia lo sport che sia un quotidiano fondato sul principio del vivere nel giusto e del bene altrui perché questo era ed è Simone. Sorridiamo con il sorriso di Simone. Il suo sorriso è il nostro sorriso. Se non vogliamo togliere a Simone la libertà di essere qui con noi dobbiamo sorridere con lui. Desideriamo esprimere i nostri ringraziamenti a tutti per l’affetto mostrato alla nostra famiglia in questo momento di incommensurabile sofferenza e per questo segno tangibile di perenne memoria. Una partecipazione cosi sentita una condivisione cosi accorata dimostrano ancora di più il segno che Simone ha lasciato ad ognuno di noi. La piantumazione dell’albero di ulivo ha un grande significato che non è quello di una fine ma di un inizio, non è quello di un tramonto ma di un'alba”.

Insieme abbracciandosi cantano ora i compagni di classe la canzone “A parte te” di Erman Meta: “Questo vecchio cortile che Ha un cancello sbiadito Una scritta sul muro Che mi ricorda qualcosa Una strada che porta Alla mia vecchia scuola Una moto che passa Come un pensiero di fretta Ah se fossi ancora qui con me Ti farei vedere io Che la lezione d'amore che mi hai insegnato L'ho imparata bene Sempre sarai Nella tasca destra in alto In un passo stanco dentro un salto in alto Che mette i brividi Sempre sarai In un sorriso inaspettato O in un appuntamento con il mio destino”

Si fanno volare i palloncini, tanti pianti, tanta commozione da parte di tutti gli studenti che conoscevano Simone e vogliono tributargli un ultimo saluto.

Un lungo applauso si leva dal cuore dell’Istituto e accompagna il volo dei palloncini nel cielo. “Ciao Simo” grida uno dei compagni di classe. “Ciao Simo” rispondono in coro tutti i presenti.