di Salvo La Delfa

E’ mancata la sua capacità di mediazione e sintesi, il suo pragmatismo e il suo guardare sempre avanti.  E’ mancata la sua voce che incantava i bambini quando raccontava le sue favole.

 

Ci sono uomini che non possono rimanere intrappolati nel tritacarne del tutto passa e niente rimane. Ci sono uomini che hanno creduto fermamente che questa città potesse migliorarsi e si sono adoperati anima e corpo per realizzare i propri sogni che poi erano i sogni di tanti. Ci sono uomini che vanno ricordati per quello che hanno fatto, per quello che hanno significato, per la direzione che hanno tracciato.

Uno di questi è Pino Pennisi, che proprio un anno fa veniva a mancare lasciando un vuoto incolmabile.

Sono state diverse le iniziative che gli amici in questo anniversario della scomparsa gli hanno tributato. Ognuno lo ha ricordato a modo suo ma tutti hanno notato quanta profonda sia stata la mancanza della sua capacità di leggere il mondo con gli occhi di un bambino, della sua umanità, della sua disponibilità e della sua apertura verso tutti e soprattutto verso chi più soffre.

E’ mancata la sua capacità di mediazione e sintesi, il suo pragmatismo e il suo guardare sempre avanti.  E’ mancata la sua voce che incantava i bambini quando raccontava le sue favole.

E’ mancato soprattutto il suo sorriso che illuminava la strada da percorrere, lui, che come il lampadiere della poesia di Tom Benetollo, andava avanti, nonostante vedesse nel buio della notte poco innanzi a sé, ma consentiva ai viaggiatori di camminare più sicuri. “Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è”.

E’ mancato Pino Pennisi che continueremo a ricordare sempre per quello che è stato e ha significato per tutti noi: uno che ha attraversato la nostra vita lasciando una impronta come pochi hanno potuto e saputo fare.