di Valentina Pizzo

Come per altre dipendenze, il gioco d’azzardo patologico desta preoccupazione, oltre che per l’infelice condizione psicologica vissuta dal soggetto affetto dal disturbo, anche per le scelte personali, lavorative ed economiche che al disturbo si accompagnano,

e che possono condurre ad esiti tragici, sino al suicidio. Il giocatore d’azzardo può avere bisogno, per la propria protezione, non solo di un sostegno alla cura ma anche di una guida nelle decisioni di carattere economico e di una limitazione della propria autonomia. Si pensi a chi, dietro il richiamo invincibile del gioco, sperpera i propri risparmi, si indebita, mette a rischio il proprio lavoro o la propria azienda. Prima del 2004, per situazioni simili poteva ricorrersi all’inabilitazione, una forma di tutela invasiva e poco flessibile. Con la legge n. 6 del 2004 è stata introdotta la figura dell’amministrazione di sostegno, prevista per coloro che, per infermità o menomazione, si trovino nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. L’amministrazione di sostegno è stata ritenuta applicabile anche in casi di ludopatia.

La procedura può essere attivata dal ludopatico o da altri soggetti (come i parenti), presso il tribunale del luogo di residenza o domicilio del beneficiario, chiedendo al giudice tutelare la nomina di un amministratore di sostegno.

Il giudice dispone gli accertamenti di natura medica e tiene conto delle richieste del ludopatico. Spesso il giocatore patologico non ammette la propria dipendenza e rifiuta l’amministrazione di sostegno. Ciò potrebbe condurre il giudice a non ritenere opportuna la nomina dell’amministratore considerata la mancanza di collaborazione dell’interessato, con il rischio che il ludopoatico venga sottoposto ad inabilitazione, se ne sussistono i presupposti. Una volta compiuta l’attività istruttoria, il giudice stabilisce quali atti debbano essere compiuti dall’amministratore di sostegno in nome e per conto del beneficiario e quali dal beneficiario con l’assistenza dell’amministratore. I provvedimenti a protezione del beneficiario possono poi essere i più vari, da modellarsi al caso concreto. Questa flessibilità può risultare opportuna proprio in tema di dipendenza da gioco. Infatti la capacità di gestire il denaro e la riduzione della propensione al gioco sono obiettivi da perseguire attraverso percorsi personalizzati, nei quali l’amministratore di sostegno cura gli interessi patrimoniali e personali del beneficiario, assistendolo nelle attività quotidiane anche sotto il profilo sanitario.

L’amministratore potrebbe in particolare essere incaricato di vigilare su come il beneficiario utilizza il denaro entro soglie periodiche imposte dal giudice. Ciò può essere ottenuto attraverso strumenti di pagamento con limiti di spesa prestabiliti, chiedendo al beneficiario di dare conto all’amministratore di come le somme prelevate sono state spese. Oppure, all’amministratore potrebbe essere chiesto di riscuotere in tutto o in parte i redditi del beneficiario, con precisi vincoli di destinazione (come il pagamento delle rate del mutuo e le spese di quotidiana necessità). Ma molte altre possono essere le modalità con cui l’amministrazione di sostegno si realizza.

La scelta dell’amministratore viene effettuata considerando gli interessi del beneficiario. Se possibile vengono preferiti, quali amministratori di sostegno, il coniuge non separato, il convivente, un genitore, il figlio, il fratello o la sorella, oltre agli altri soggetti individuati dalla legge.