di Giulia Giambusso

Era l’Ottobre dell’anno 1938 quando Orson Welles leggendo “La guerra dei Mondi” tramite i canali della CBS causò panico e terrore in U.S.A e chi ascoltava credette che la Terra stesse realmente subendo un attacco alieno,

costringendo l’emittente radiofonica CBS a interrompere la trasmissione e a spiegare al pubblico che si trattava solamente di uno sceneggiato. Questo può essere considerato il primo e vero caso di fake news!

C’era una volta la notizia la cui certezza era comprovata e validata dall’impegno di molti giornalisti.  Oggi l’impatto dei social media ha stravolto l’accesso all’informazione portando ad una estensione del fenomeno delle fake news. 

Dai dati ISTAT del 2017 si evince che ormai più del 65,5% delle famiglie italiane usa il web (nella forma dei social media e delle piattaforme audio/video più famose) come canale di informazione e quest’ultimo è percepito come fonte di verità.

Quindi, il web è entrato nella nostra quotidianità ed incide e condiziona in modo sottile le nostre opinioni, i nostri atteggiamenti, i comportamenti umani e i nostri acquisti.

Le informazioni che sono sul web sono tutte vere? Le informazioni che leggiamo dai nostri cellulari e dai nostri tablet sono affidabili?

Sono tante le riflessioni che sono state fatte negli ultimi anni su questi temi e ciò ha portato a definire in maniera chiara il significato delle fake news.  Con questo termine si intendono le “notizie false”, spesso contrassegnate da contenuti disinformativi, fuorvianti, razzisti, fondamentalisti e di incitazione all’odio e generatori nelle piattaforme dei social media di comportamenti che rendono tossico il dibattito tra le persone. Le fake sono divulgate attraverso i social media e i canali dati video e immagini in piattaforma che trattano temi politici e/o sociali costruiti sulla base della paura e di pericoli non reali e non veritieri, suscitando sentimenti di insicurezza sociale. Sono notizie artificiosamente costruite per distorcere l’opinione pubblica.

Un recente studio dell'University College London ricostruisce le sorgenti e la diffusione dell'odio politico, razziale e antifemminista su internet, definendo i cosi detti ''angoli più bui della Rete''. I gestori dei social media hanno già avviato delle soluzioni tramite algoritmo per individuare la sorgente dei dati telematici. In generale occorre sempre verificare la fonte della notizia, accertarsi che sia una fonte valida e che segua regole etiche, per prevenire meccanismi fuorvianti e di distorsione della realtà. La stesso atteggiamento deve aversi anche per i post o commenti pubblici divulgati nei social che contrassegnati da offese, umiliazioni a sfondo razziale, sessista e intimidatori. Quindi, per il futuro bisogna sempre avere chiaro che l’informazione si misurerà costantemente con la controinformazione cioè con chi esprime in opposizione idee alternative, non avvalorate da fonti certe.