di Salvo La Delfa

Duccio di Stefano e Corrado Di Pietro presentano il volume della poetessa di Rosolini. Giovanna Alecci: “Il rumore del mondo non può stordire il richiamo dei sentimenti che cantano forti nel cuore”

E’ stato presentato nella sede del Centro Studi Arte e Scienze “Il Cerchio” il nuovo libro della poetessa Giovanna Alecci dal titolo “Il mare degli ultimi”, Carthago Edizioni. Nata a Rosolini nel 1980, laureatasi in Scienze dell’Educazione e della Formazione a Bergamo nel 2011, s è classificata terza nel Premio Letterario Nazionale “Cesare Pavese – Mario Gori” di Chiusa Pesio (CN) e seconda alla settma Edizione del Trofeo delle nove Province di Modica. Nel 2015 pubblica la sua prima silloge di poesie dal titolo “Venere Illusa”, Morrone Editore, che viene presentato, tra l’altro, a Roma e a Malta. Nel 2016 Giovanna Alecci pubblica l’antologia dal titolo” Vent Noir“ per la collana “Parole in fuga“.

A presentare al Cerchio il nuovo libro della Alecci, con copertina disegnata dalla illustratrice Lisa Barbera, sono stati Duccio Di Stefano e Corrado Di Pietro, mentre l’attrice Lalla Bruschi ha letto le poesie più significative. La raccolta prende il titolo dalla poesia che apre il libro, “Il mare degli ultimi”, che racconta del triste destino di un giovane uomo in fuga dalla sua Africa e che arriva esanime, portato dalla risacca, sulle spiagge di Pozzallo. Questa poesia è stata anche musicata e cantata durante la presentazione dall’artista Melo Gurrieri che ne ha prodotto anche un video scaricabile dal web. “È un canto di una speranza perduta”, commenta Giovanna Alecci, “quella di un uomo negli ultimi istanti della sua vita. Egli si trova con metà del viso affondato nella sabbia e riesce a scorgere ancora un po' di cielo “tra nuvola e nuvola”, quel cielo che prometteva libertà. È un grido di accusa al sistema, è la speranza di un sogno che ha come protagonista l’Occidente”.

Ha iniziato a scrivere a 12 anni per curare uno stato d'animo di tristezza dopo la perdita del nonno: “Attorno a me mia madre e mia nonna non accettavano la sua scomparsa ed io mi sentivo impotente e schiacciata da questa sofferenza, la morte aveva vinto, si era portata via una delle persone più importanti della mia vita”, continua Giovanna. “Lo scrivere mi permetteva di fuggire da quella realtà, l'angolo di Paradiso nel quale ritornava il mio essere bambina. Il rumore del mondo non può stordire il richiamo dei sentimenti che cantano forti nel cuore”.

E’ compito di Duccio Di Stefano presentare il libro “Il mare degli ultimi”. “I versi di Giovanna Alecci sono dei veri e propri frammenti d’amore esattamente come quelli di Saffo. Sono piccoli pezzi di cuore”, ricorda lo scrittore siracusano. “Ne “I ricordi” si evince il suo viscerale attaccamento alla sua madre terra, quella terra che l’ha generata e della quale lei è convinta e fiera paladina”. Scrive Giovanna  Alecci in una sua poesia: “Dimentico l’ombra del larice, che a marzo fiorisce i suoi rami,  mi congedo dai vostri sorrisi sinceri, perdo questo cielo che regala azzurri di luce”.

La raccolta è strutturata in 29 poesie raccolte in 6 sezioni, in 6 passaggi fondamentali della esistenza della poetessa: “I venuti da lontano”, “I ricordi”, “La famiglia”, “Gli amori”, “Il lamento” e “I sensi”. Continua Duccio Di Stefano: “La poesia di Giovanna riesce a trasmettere una forza, un'intensità ammaliante, un pathos estremamente coinvolgente, come quando i più grandi pittori gettavano sulle loro tele tutta la loro passione, il loro dolore, persino la loro follia. I versi di Giovanna Alecci sono i suoi dipinti che passano attraverso il filtro di una narrazione”. “Per te mi levo di notte, sono amante tormentata, perché ti cerco nel vuoto tremore delle mie mani”, recita in “Cerco te”, “mi dimeno fra le orbite ellittiche di un sogno impossibile disegnando fantasie nella nebbia notturna ancora umida, sul domani di un tempo immaginario che verrà”.

Continua Duccio Di Stefano: “Ne “Il lamento” l’autrice racconta il suo impegno verso i diritti dei più deboli, ed in particolare verso i diritti delle donne. In “Alle porte dell’Ade” vaga nei sentimenti più intimi che una donna ferita può aver provato, scrivendo “Non fuggo seppure la paura mi rompe il petto. La nenia funesta m’incatena mentre una voce angelica mi grida: Destati!”, lasciandoci, e lasciando tutte le donne in difficoltà, con un invito alla reazione, all’ottimismo, alla speranza”. La serata si conclude con Corrado Di Pietro, noto studioso siracusano, che elogia la poesia di Giovanna Alecci e il suo raccontare con la lirica l’essere umano nelle sue molteplici sfaccettature.