di Valentina Pizzo

Manca nel nostro ordinamento il reato di bullismo ma si è puniti per reati quali violenza privata, minaccia, molestie, percosse, lesioni, estorsione, sequestro di persona, violenza sessuale, ingiuria, stalking. Anche i genitori sono chiamati a rispondere dei danni provocati dai loro figli bulli.

Il bullismo vede una diffusione sempre più ampia nel nostro Paese. È un fenomeno complesso che comprende situazioni variegate, non sempre riconducibili ad uno schema unitario. Vi rientrano comunque gli atti ripetuti di aggressione fisica o verbale verso un soggetto più debole. Il bullismo è dunque causa di disagio e sofferenza psicologica con conseguenze serie anche a lungo termine, considerata la giovane età e dunque la particolare vulnerabilità delle vittime. Ciò impone anzitutto di mettere in campo, a livello sociale, scolastico e familiare, tutte le possibili forme di prevenzione e gestione del fenomeno. Nelle situazioni più gravi può però risultare necessario difendersi anche sul piano legale.

Molte delle condotte dei bulli possono anzitutto avere rilevanza penale. Benché nel nostro ordinamento non sia specificamente previsto il reato di bullismo, sono puniti ad esempio i reati di violenza privata, minaccia, molestie, percosse, lesioni, estorsione, sequestro di persona, violenza sessuale, ingiuria, diffamazione, interferenze illecite nella vita privata. Reati nei quali, a seconda dei casi, possono essere ricondotti gli abusi commessi dai bulli. Un’attenzione particolare merita il reato di atti persecutori (c.d. stalking) che viene commesso da “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità […] ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. Con una sentenza del giugno 2018 la Corte di Cassazione ha ad esempio confermato la condanna per stalking di due studenti che con continue vessazioni avevano costretto un compagno ad abbandonare la scuola.

Non tutti i bulli possono però essere puniti. Non possono esserlo i minori di quattordici anni, mentre i minorenni sopra i quattordici anni rispondono penalmente solo se capaci di intendere e di volere. Il primo passo per ottenere tutela sul piano penale è presentare una denuncia-querela all’autorità giudiziaria. Nell’eventuale processo penale successivo alle indagini, la vittima potrà costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni subiti, sia patrimoniali che non patrimoniali. Il risarcimento dei danni può essere ottenuto anche con un processo civile. Pure i genitori dei bulli possono essere chiamati a risarcire i danni e possono difendersi solo attraverso una prova, molto difficile da fornire, sull’educazione impartita al figlio e sul controllo esercitato per verificare l’effettiva acquisizione dei valori educativi. Per i fatti avvenuti a scuola, anche gli insegnanti possono essere ritenuti responsabili. Se si tratta di personale della scuola statale e la responsabilità deriva dalla violazione degli obblighi di vigilanza, chi ha subito il danno deve però agire contro l’amministrazione scolastica, che poi potrà rivalersi nei confronti del proprio dipendente.

Ulteriori forme di tutela per i minori sono previste contro il cyberbullismo, che si realizza per via telematica, fenomeno sempre più esteso e allarmante. In particolare, per contrastare il cyberbullismo è possibile richiedere al gestore del sito internet la rimozione dei contenuti che riguardano il minore o rivolgersi al Garante della Privacy.