di Giulia Giambusso

“La periferia non chiede aiuto ma chiede ascolto”, racconta il giornalista siracusano.   I luoghi sono fatti di relazione e dalle relazioni. Il quartiere di Quarto Oggiaro, non è semplicemente periferia di Milano, è diventato un modello di rinascita che può diventare esempio per tutte le periferie italiane.

Marc Augé, noto antropologo e filosofo francese, sosteneva che “Le periferie sono il posto in cui i problemi che si dibattono sul piano nazionale sono reali: la disoccupazione, le tensioni tra le diverse comunità religiose, la lontananza dalle istituzioni (anche europee). Ma proprio perché sono posti difficili, sono posti vivi. La lotta per risolvere queste difficoltà genera anche molta energia creativa. Tanto più che moltissimi creativi decidono poi di trasferirsi in quelle zone per seguirne il battito.”

“57 Quarto Oggiaro – Milano rinasce a nord-ovest” è il documentario realizzato dal siracusano Massimiliano Perna e dalla regista Adren Alina Nastasa, finanziato in crowdfunding on line, tramite la piattaforma on line “produzionidalbasso”, con contributi dall’Italia ed dall’estero.  Nel mese di Dicembre il documentario è stato promosso a Siracusa con la proiezione presso Impact Hub Siracusa e presso la Parrocchia di Bosco Minniti. Massimiliano Perna e Adren Alina Nastasa con la loro sensibilità e competenza hanno dato voce alle storie e alle persone che vivono quei luoghi generando connessioni tra mondi non lontani ed ispirazioni collettive, perché discutere di periferia è esigenza di ogni territorio.

Perché lo stigma e il pregiudizio, alimentati dagli alti livelli di criminalità e dal degrado dei luoghi, persistono e aderiscono ferocemente nelle identità di una città, di un quartiere e/o di una via? Cosa può legittimare un luogo ad esistere con dignità? Qual è la ricetta per far vivere e percepire un luogo etichettato come pericoloso come luogo sicuro? Come poter sviluppare benessere ed arginare cosi i livelli di rabbia dei cittadini rispetto al degrado incrementa?

Le risposte emergono passo passo attraverso la visione del documentario. Le storie, i volti, le emozioni, le idee e la motivazione delle persone che vivono quei luoghi sono mostrati nel film cosi come il loro desiderio che quell’etichetta di pericolo associata alla rabbia e alla paura piano piano svanisse perché si iniziavano graduali percorsi condivisi sul territorio, che si consolidavano nel tempo. Gli ingredienti ci sono tutti per un ottima ricetta: i luoghi, le persone, le storie, le diverse generazioni, le emozioni e soprattutto le idee e la voglia di un riscatto sociale collettivo.

Il senso di comunità ha caratterizzato da sempre il quartiere di Quarto Oggiaro, inizialmente concepito come dormitorio per la classe operaia del boom economico e zona off-limits per chi veniva dalla metropoli, un ghetto del capitalismo.

Come spesso accade, per le cosiddette zone dimenticate, il quartiere è vittima e al tempo stesso carnefice dei processi economici, culturali e sociali delle epoche. Negli anni ’70 inizia un graduale processo di coesione e cooperazione locale, dettata dai nuovi bisogni che inevitabilmente mutano, cosi l’immagine ed il vissuto di quel quartiere prende nuova forma a partire alla forza di collaborazione tra le associazioni presenti sul territorio, ed il processo di cambiamento inizia dalla rivalutazione da parte della stessa comunità, costruendo percorsi virtuosi di cooperazione locale in sinergia con l’amministrazione.

Ne è testimonianza il Parco di Quarto Oggiaro, luogo riqualificato grazie ai fondi europei, progetto fortemente voluto dall’amministrazione e dalla cittadinanza, che vive ogni giorno e genera quotidianamente unione tra i cittadini, diventando un simbolo di aggregazione giovanile e per la cittadinanza tutta. La richiesta continua dei cittadini desiderosi di dare dignità e identità ai luoghi e la vigile presenza dei comitati, delle numerose associazioni e dei consiglieri comunali, uniti in uno sforzo collettivo, hanno scosso le istituzioni e Villa Scheibler è diventato luogo della casa delle associazioni dando vita a tante attività artistico culturali. Occorre parlare in più luoghi dei luoghi di una città, creare connessioni con altri luoghi, narrare di persone, storie e della natura ineluttabile dell’uomo a cooperare, delle identità e del senso di comunità.

Quarto Oggiaro è un esperimento sociale perché quando la riqualificazione dei luoghi parte dalle persone che appartengo a quel luogo è un impegno, un patto sociale è un’azione di corresponsabilità dei cittadini che pensano al quartiere come ad una casa. “La periferia non chiede aiuto ma chiede ascolto.”  Le parole dirette e concise di Massimiliano Perna ci rimandano all’immagine della relazione e all’incontro con l’Altro:  i luoghi sono fatti di relazione e dalle relazioni. Il quartiere di Quarto Oggiaro, non è semplicemente periferia di Milano, è diventato un modello di rinascita che può diventare esempio per tutte le periferie italiane che spesso vivono non solo l'isolamento geografico ma anche quello culturale e di sviluppo dovuto alle tante false etichette che negano una realtà diversa e meno oscura di quella narrata dai media.

È il prendersi cura dei luoghi che permetterà a chi li abita di ricordare, di avere memoria e per creare le premesse per il futuro, per consolidare nuove identità collettive rispetto ai bisogni che mutano velocemente. Il documentario conduce lo spettatore a profonde riflessioni sul concetto del come vivere i luoghi di una città e culmina con un emozionante lavoro innovativo e ben elaborato di Massimiliano Perna e della regista Adren Alina Nastasa.