di Veronica Spriveri

 

Andrea e Ilaria sono i nuovi proprietari della libreria “Diana” di Siracusa. “Molti ci davano per spacciati, dicevano che saremmo durati al massimo sei mesi, siamo ancora qui, noi ci crediamo e nonostante le difficoltà del mercato, continueremo ad esserci”

 

Si può parlare di lavoro con lo sguardo rivolto ai desideri? Sembrerebbe di no. Giornali e tv presentano il mercato di oggi come saturo e precario, con una percentuale di disoccupazione giovanili che è superiore al 30%.  Conti alle mani, ci sono oltre sette milioni di giovani italiani che non lavorano.

“Da grande vorrei…” e poi silenzio, occhi bassi, imbarazzo, solitudine. Molti luoghi comuni rimbombano nelle orecchie dei nostri giovani, diventano spina dorsale dei loro pensieri, vietano la dottrina del desiderio, escludono a priori la presa in considerazione di un lavoro vissuto con passione. “I giovani di oggi non vogliono lavorare”, “ma che studi a fare, tanto poi sei a spasso”, “togliti certe idee dalla testa, quel che conta è portare il pane a casa”, “questi giovani sono dei bamboccioni, preferiscono restare sotto la gonna di mamma”, “i giovani non hanno futuro”.

E dunque, spinti dal desiderio di mostrare che un’altra via è possibile, ci siamo guardati intorno e abbiamo cercato un esempio locale che possa un po’ mettere a tacere questi luoghi comuni, per trovare parole nuove e fatti, soprattutto, che possano aprire varchi di speranza.

Un esempio sono i giovanissimi proprietari della nota “Libreria Diana”, una coppia di trentenni: Andrea, perito nella zona industriale per 10 anni, suona la batteria ed Ilaria, laureata in architettura, ha studiato pianoforte, con una passione per i libri e tanti anni di precariato. Hanno deciso, appena due anni fa, di fare il grande salto, insieme.

“Il lancio col cuore fa la differenza”, racconta Ilaria. “Abbiamo saputo che la libreria era in vendita e ci siamo buttati. Molti ci davano per spacciati, dicevano che saremmo durati due mesi, al massimo sei, che avremmo mollato presto. Non sapevamo molte cose, ci siamo informati su settori che prima ci erano sconosciuti. Qui facciamo in due il lavoro che prima facevano in sei”. “La sera torniamo a casa molto tardi”, confessa Andrea, “e il lavoro continua anche lì. Ci piace dare le nostre attenzioni ai clienti, poter consigliare loro un libro piuttosto che un altro, dunque abbiamo anche casa piena di libri, qui il tempo è poco per leggerli bene”.

C’ è tanto lavoro da fare e nonostante la visione poetica del libraio che molti anni, c’è molto da sgobbare. “Scatoloni, fornitori, burocrazia, ma ci piace. Il bello di una libreria indipendente è che puoi gestirla come vuoi, è una tua creatura, puoi dedicare tempo ai clienti, accompagnandoli anche mezzora, tre quarti d’ ora nella scelta che più fa per loro. Non puoi fare questo nelle librerie che appartengono alle catene, lì hai degli standard da rispettare”, raccontano ancora i due giovani con tanto entusiasmo negli occhi. “Se ci proponessero un lavoro fisso, non cambieremmo. Speriamo di pensarla così anche tra dieci anni. E’ un’avventura, incrociamo le dita, crediamoci, ci crediamo costantemente. Se ci fosse il rischio di diventare, tra qualche anno, dei librai noiosi e antipatici, uno può tirare le orecchie all’ altra e viceversa. Vogliamo continuare, lo rifaremmo, nonostante le bollette da pagare. Magari un giorno ci troveremo in pensione senza essercene accorti”.

Oltre alla vendita dei libri, oggi una libreria si occupa di tanto altro: presentazioni di libri, laboratori per bambini con apicoltori, suonatori d’ arpa, corso di fumetti, laboratorio di scrittura per adulti: “Facciamo tutto quello che si può sperimentare, vogliamo che la libreria sia viva e molti clienti ci hanno manifestato già il loro entusiasmo per l’aria che si respira e la nuova luce”. L’abitudine di fare acquisti in internet, purtroppo, penalizza le realtà locali: “Internet propone prezzi stracciati, con una scontistica molto forte e lo Stato ci tutela poco. E’ anche per questo che dobbiamo lavorare in modo differente. Vogliamo che il cliente arrivi da noi e si senta a casa, che senta calore. I paragoni con i prezzi della rete, purtroppo, sono all’ordine del giorno, ma la rete non ha di certo i costi che abbiamo noi.”.

Lavorare con passione, dunque, è possibile. Avere un desiderio, quindi, non è fantascienza. Genitori, educatori, società intera, tutti dovremmo fermarci a riflettere un po’. Permettere a bimbi e giovani la possibilità di coltivare i propri talenti, senza giudizi, senza forzature. Far conoscere loro le trame del desiderio, ricordare che le parole dette e anche quelle non espressamente dichiarate, formano mondi, architetture. E speriamo diventino buone architetture. Di gioia e cultura. Come quelle che Ilaria e Andrea fanno coi suoi libri.