di Salvo La Delfa

Soroptimist International Italia ha organizzato un importante incontro con la studentessa della prestigiosa università americana  all’interno del progetto ”Donne@Lavoro: Si fa STEM – La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini”. Abbiamo intervistato Chiara Rizzo, una studentessa del quinto anno dell’Einaudi che ha partecipato all’incontro e ci ha raccontato il suo punto di vista.

 

STEM è l’acronimo di “Science, Tecnology, Engineering and Mathematics”, un termine indicato per indicare le discipline tecnico-scientifiche, molto utilizzato soprattutto in riferimento allo stereotipo di una presunta scarsa capacità delle studentesse verso questo tipo di discipline. Stereotipo e retaggio culturale che porta un basso numero di studentesse ad intraprendere percorsi di studi e professioni tecnico-scientifiche (in Italia solo il 31,71% delle donne contro il 68,9% di uomini sono occupate in questo settore).

Per superare queste barriere culturali, che impediscono alle donne di avere pari opportunità nel mercato del lavoro, negli ultimi anni sono state organizzate tante iniziative allo scopo di promuovere le STEM tra le  studentesse, facendo conoscere meglio le donne che hanno eccelso in questi campi  (da Marie Curie, a Rita Levi Montalcini, a Samantha Crostoforetti, a Margherita Hack, a  Rosalind Franklin, solo per fare qualche esempio) e, soprattutto, spiegando che non si tratta di una incapacità delle donne ma di un tradizione culturale che ha relegato  queste ultime  principalmente ai lavori di casa.

Soroptimist International Italia, sezione di Siracusa, all’interno del progetto ”Donne@Lavoro: Si fa STEM – La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini” ha invitato Janny Cai, una  studentessa della prestigiosa università americana Massachusetts Institute of Technology (MIT), a raccontare alle studentesse dell’IIS “L. Einaudi” di Siracusa perché ha scelto di studiare ingegneria chimica e cosa significa per una ragazza frequentare un corso STEM in una delle più importanti università del mondo. Questo incontro è stato fortemente voluto dalla dirigente scolastica dell'Einaudi, Teresella Celesti,  che è anche vicepresidente della sezione del Soroptmist Siracusa.

Abbiamo sentito Chiara Rizzo, una studentessa di quinto anno dell’Einaudi, per comprendere meglio quali sono state le sue sensazioni e cosa ne pensa delle STEM.


 

Chiara, come hai trovato l’incontro con Janny Cai?

Ho trovato questo incontro molto interessante. L’ho vista molto concreta e vera, raccontandoci il suo percorso di studi al MIT, la sua felicità di trovarsi lì  e come è nata e poi si è concretizzata l’opportunità di andare a studiare in questa università americana. Uscendo dalla scuola superiore era un poco confusa, le uniche certezze che possedeva erano che le piacevano allora la matematica, la fisica e la chimica. Così ha pensato che ingegneria chimica potesse essere il giusto connubio, ma quando ha scelto non sapeva ancora di cosa si trattasse perché, ovviamente, non aveva mai sentito parlare di “ingegneria chimica”. È per questo motivo che le prime lezioni sono state molto difficili per lei, ma pian piano che andava avanti si rendeva sempre più conto che quella fosse la sua strada. Janny Cai è stata vera perché ha raccontato la sua vita, cosa significa condividerla con tanti altri ragazzi all’università, all’interno della casa dello studente, e non si è risparmiata nel descriverci anche alcune difficoltà come la lontananza dalla sua famiglia e la mole di studio con cui deve confrontarsi.

Cosa ti ha insegnato questa testimonianza?

Credo che chiunque si accinga a intraprendere un percorso universitario, me per prima, si ritrovi in questa situazione. Non possiamo sapere ancora a cosa andremo incontro e questa incertezza ci può spaventare, ma io nelle sue parole ho trovato un grande e forte incoraggiamento a non farmi fermare dalla paura e lottare per raggiungere i miei obiettivi.

Cosa ne pensi del pregiudizio secondo il quale le donne non sono adatte alle STEM?

Ricordo le sue parole riguardo il discorso STEM, ovvero il programma che mira a incoraggiare le donne a intraprendere percorsi universitari in ambito scientifico. Lei rifletteva sulle difficoltà che spesso noi donne possiamo incontrare nel seguire questo settore. In primis possono essere considerate “inadatte” o “inferiori” in ambienti frequentati per la maggior parte da ragazzi. Poi, il problema si può riproporre in ambito lavorativo, ma quello che lei ha tenuto a sottolineare è che le ragazze che scelgono di intraprendere questi studi devono avere il coraggio e la forza di affrontare questi pregiudizi con la consapevolezza del proprio valore. Questo suggerimento mi ha colpita davvero tanto perché credo che ogni tanto ognuno di noi abbia bisogno di un’altra persona che ci ricordi il proprio valore e ci inviti a riflettere su ciò che siamo capaci e che possiamo fare.

Cosa dovrebbero fare le studentesse?

Anche se non è il mio caso, spesso ho sentito dire che alcune ragazze non hanno seguito un certo corso di studi, uno sport o un lavoro di loro interesse solo perché questi settori erano dominati dalla presenza maschile. Le parole di questa studentessa, invece, mi hanno spronata a riflettere sul fatto che ognuno di noi dovrebbe fare ciò che preferisce, che gli piace e soprattutto che la incuriosisce, senza preoccuparsi di quello che potrà accadere dopo. Studiare, acquisire conoscenze e competenze necessarie per svolgere il lavoro sognato, prepararsi adeguatamente ad affrontare il mondo del lavoro, essere consapevoli del proprio sapere e del proprio valore, sono tutti elementi che poi faranno realmente la differenza.

Superare le proprie paure è quindi la chiave di volta…

Spesso si pensa che gli studenti di università così prestigiose siano delle macchine, dei geni; lei invece ci ha mostrato come sia una ragazza come altre, una studentessa come tante altre che, però, crede nei suoi sogni e si impegna per raggiungere i suoi obiettivi. Come tutti gli umani anche lei ha delle difficoltà, ma questo non la blocca assolutamente. Mi ha resa molto contenta sapere che lei sia riuscita a superare le sue paure, gli ostacoli interiori e soprattutto sia riuscita a porsi delle sfide e superare continuamente se stessa.