di Salvo La Delfa

Dai post e siti modificati alla foto rappresentante un dipinto diverso, allo slittamento della data di inaugurazione e alla richiesta di ulteriore documentazione, alle “intimidazione e minacce di ritorsioni”, ai tanti interrogativi che hanno accompagnato l’arrivo della “Crocefissione di Sant’Andrea” di Michelangelo Merisi a Siracusa. Durante la vicenda messo in dubbio il diritto/dovere di informare e di essere informati

 

Si chiude (o si riapre) con l’inaugurazione della mostra “Caravaggio – Per una Crocefissione di Sant’Andrea”( https://bit.ly/2Zk261w ), alla presenza del presidente della Regione, Nello Musumeci, la querelle, fitta di “equivoci, imbarazzi, intimidazioni”, che ha accompagnato l’arrivo a Siracusa del quadro “Crocefissione di Sant’Andrea” appartenente alla collezione Spier di Londra (già Vienna, collezione Back-Vega) realizzato dal grande pittore italiano.

Si chiude (o si riapre) con un breve e ulteriore commento dell’assessore alla cultura Fabio Granata durante la conferenza stampa, tenutasi lo stesso giorno dell’inaugurazione, che si è rivolto ai giornalisti che si sono occupati della vicenda ancora come “due, tre opinionisti che hanno creato una polemica assurda”, sottovalutando ulteriormente il significato di quanto accaduto e minimizzando le responsabilità che certo ci sono state.

A sollevare per primo il caso è stato il giornalista Toi Bianca, che nel suo blog “Strummerleaks”, aveva evidenziato che il dipinto caravaggesco da esporre a Siracusa della “Crocefissione di Sant’Andrea” (esistente in una duplice versione) non era quello più famoso presente e custodita nel museo d’arte di Cleveland (CMA) nell’Ohio, come inizialmente ed erroneamente comunicato da Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, dall’assessorato regionale, pubblicizzato in un post (poi corretto) nel profilo facebook di Fabio Granata e nel sito (poi anch’esso corretto) di Sicilia Musei, la società che cura l’esposizione.  Errori che a cascata avevano generato ulteriori confusione in quanto alcune testate nazionali, riprendendo la notizia, avevano parlato anch’esse dell’arrivo della “Crocefissione di Sant’Andrea” di Cleveland.

Al di là della confusione tra le due versioni che potrebbe essere anche giustificata dal fatto che la versione della collezione di Londra della Spier è stata esposta per un breve periodo nel 2017 proprio a Cleveland, è sorprendente ciò che l’architetto Fulvia Greco, dirigente della sezione Beni architettonici della Soprintendenza di Siracusa, ha scritto in una lettera di precisazione pubblicata su “IlSicilia.it” a chiarimento degli approfondimenti e ricostruzioni che il giornalista Massimiliano Torneo ("Sicilia Musei a Tusa: è di Cleveland" sul quotidiano "La Sicilia" del 9 aprile)  e la giornalista/storica dell’arte Silvia Mazza avevano fatto sulla vicenda.

In sostanza, Fulvia Greco ammette che l’equivoco non è solamente di comunicazione dell’opera da esporre a Siracusa ma si è trattato di una gestione leggera e superficiale dell’operazione da parte degli uffici della Soprintendenza, del Comune e da parte della stessa società Sicilia Musei.

La dirigente della sezione Beni architettonici nella sua lettera precisa che solamente 15 giorni prima dell’inaugurazione, in seguito ad incarico da parte della soprintendente di Siracusa Donatella Aprile, ha avuto modo di verificare che l’opera “che sarebbe stata esposta non era quella conservata al Museo di Cleveland, ma la versione Spier, Back–Vega, come da scheda di prestito” nonostante Sicilia Musei avesse erroneamente allegato alla documentazione una foto del dipinto di Cleveland. A questo punto la Greco puntualizza di aver avvisato tempestivamente la Aprile “delle incongruenze rilevate” e ha proceduto a procrastinare la data dell’inaugurazione dal 13 al 18 aprile in maniera da avere il tempo necessario per avvertire l’Ufficio Esportazione, per richiedere ed ottenere “le necessarie rettifiche e le relative documentazioni, corrette e congruenti con l’opera che sarà effettivamente esposta”. Rettifiche necessarie anche ai fini assicurativi di opere di prestigio come queste.

La lettera della Greco apre tanti interrogativi. Come è possibile che la società Sicilia Musei abbia inoltrato una istanza per la mostra con la foto della “Crocefissione di Sant’Andrea” di Cleveland? Se la soprintendenza ha avuto modo di appurare solamente con il lavoro della Greco l’esatta provenienza del dipinto, di quale opera si discuteva ad Ottobre, “quando il sindaco Francesco Italia, l’assessore Fabio Granata e Gianni Filippini, presidente di Sicilia Musei, chiedevano un incontro urgente alla soprintendente Aprile per parlare dell’esposizione”, come da lei stessa dichiarato durante la conferenza stampa tenutasi nella mattinata dell’inaugurazione della mostra? E di quale dipinto parlò la Soprintendente Aprile all’ex assessore regionale Sebastiano Tusa, (“che si mostrò entusiasta, dando subito il gratuito patrocinio e sottolineando la qualità dell’evento culturale”) per metterlo al corrente della operazione proposta da Gianni Filippini?  Perché così tanto pressapochismo in tutta questa vicenda nonostante che Sicilia Musei abbia due curatori della mostra come gli esperti Nicola Barbatelli e Pierluigi Carofano?

A confermare il pasticciaccio è stato qualche giorno fa lo stesso curatore Barbatelli che, in una telefonata che Toi Bianca riporta nella sua pagina facebook, ha ammesso “l’imbarazzo per la figuraccia fatta dall’organizzazione con la storia di Cleveland e tutti gli equivoci a valle. Mi ha raccontato il suo precipitarsi a Siracusa per riparare ai danni dei “fraintendimenti” e consentire l’avvio dell’esposizione”.

L’unico che continua a sottovalutare quanto accaduto è purtroppo Fabio Granata, vulcanico assessore alla cultura, che ha tantissimi meriti (tra cui proprio questo di portare un altro Caravaggio a Siracusa) ma che in questa vicenda sembra poco lucido e obiettivo anche in relazione all’attività giornalistica svolta da Toi Bianca, Massimiliano Torneo, Silvia Mazza e tanti altri (la notizia della confusione tra i dipinti è stata ripresa da altre testate come “La Sicilia”, “La Civetta” e “Il Fatto Quotidiano”) e in relazione ai tentativi operati da taluni per imbavagliare l’informazione su questa vicenda. Infatti Toi Bianca è stato “minacciato di ritorsioni”, “denigrato” nel suo ruolo di giornalista dallo stesso Fabio Granata, mentre Silvia Mazza ha visto tolto per un giorno dal sito de “IlSicilia.it” il suo articolo dal titolo “Caravaggio Experience”: capolavori scambiati, colossali equivoci e una disarmante incapacità di gestione”, dopo aver ricevuto una telefonata intimidatoria, rea solamente di aver espresso da cronista esperta in arte il suo punto di vista e aver anticipato quanto la dirigente Fulvia Greco avrebbe precisato nella sua lettera solo il giorno dopo. Nessuno vuole mettere in discussione l’attivismo e il dinamismo dell’assessore Fabio Granata ma se tiene a questa città e a questa Isola (cosi come siamo sicuri che ci tenga) non può sottovalutare e rimuovere errori così evidenti. Affrontare serenamente la questione significa solamente trovare gli anticorpi giusti per evitare che si ripetano nel futuro.