di Salvo La Delfa 

Presentata alla città l’iscrizione del Gozzo Siracusano nel Registro delle Eredità Immateriali (R.E.I.) della Regione Sicilia. Intervengono gli studenti del Nautico, Fabio Granata, Antonella Ceffalia, Augusto Aliffi, Luigi D’Aniello, Patrizia Maiorca e Emanuele Schiavone

 

E’ stata presentata dal “Museo del Mare" di Siracusa e dall’Associazione “il Gozzo di Marika”, nella sede dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, l’iscrizione del Gozzo Siracusano nel Registro delle Eredità Immateriali (R.E.I.) della Regione Sicilia. Alla presenza degli studenti dell’Istituto Tecnico Statale per i trasporti e la logistica (nautico), Antonella Ceffalia, antropologa della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, ha illustrato l’importanza dell’iscrizione del “buzzetto” siracusano nel registro delle Eredità immateriali. “Questa iscrizione è’ significativa dal punto di vista socio antropologico e culturale e questo permetterà non solo di preservarne la memoria ma anche a creare tutta una serie di opportunità”, da dichiarato l’antropologa. “Il buzzetto è una cosa meravigliosa, i maestri calafati sono veramente dei geni. L’iscrizione al R.E.I è solo un trampolino di lancio, è un punto di partenza per la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione della cultura locale e della nostra identità culturale”.

Gli fa eco Fabio Granata, assessore alle Politiche del Territorio e allo Sviluppo Culturale del Comune di Siracusa, che ha ricordato  Enzo Maiorca e Sebastiano Tusa  e la loro sensibilità verso questo tipo di patrimonio. “La Sicilia è la più grande testimonianza di stratificazione storica, paesaggistica ed artistica dell’Italia e del mondo. L’Unesco ha riconosciuto in Sicilia sette Beni materiali e 3 immateriali da tutelare inserendoli nella World Heritage List. Dobbiamo avere occhi per guardare la nostra città per riscoprire alcune cose che sono stati sempre presenti e dei quali non avevamo più occhi per guardarle”, continua Granata. “La riscoperta della tradizione è l’unica cosa che ci può portare avanti. Abbiamo con l’iscrizione al R.E.I. del Gozzo Siracusano un altro tassello del nostro patrimonio che viene rilanciato e valorizzato”.

Emanuele Schiavone che con l’associazione “Il gozzo di Marika” ha provveduto con auto finanziamento dei soci alla costruzione dei cinque buzzetti utilizzati durante la regata storica dei quartieri che dal 2007 viene fatta a Siracusa, ha lanciato una richiesta di aiuto alle amministrazioni. “Nonostante la buona volontà dei soci dell’Associazione abbiamo bisogno di altri supporti, da soli non ce la facciamo più. Il compianto comandante Munafò aveva dichiarato che la regata è un evento che valorizza il mare siracusano. Purtroppo questo evento andrà a morire se non avremo una mano dalle amministrazioni.” Schiavone ha sottolineato che le barche sono tenute allo Sbarcadero ma dovrebbero sempre stare in acqua, perché altrimenti il legno è destinato a deteriorarsi. “Dopo tutto questo, dopo questa iscrizione, cosa accadrà? Avremo più disponibilità, più risorse?”, si chiede il presidente dell’Associazione Il Gozzo di Marika.

Augusto Aliffi del Museo del Mare ha chiesto che questa arte di costruzione venga trasmessa ai giovani “perché ancora abbiamo qualche costruttore bravo”, e propone di ormeggiare i buzzetti siracusani in un posto, come gli ormeggi dei ponti all’ingresso di Ortigia, in maniera che tutti possano vederle, ponendo accanto una breve descrizione di questo tipo di imbarcazione.

Augusto Aliffi ha presentato inoltre le caratteristiche importanti del Gozzo Siracusano che hanno permesso l’iscrizione nel Registro delle Eredità Immateriali (R.E.I.) della Regione Sicilia. “La barca è frutto di uno spirito di osservazione che nel tempo si è perso. E’ una barca differente da tutte le altre barche del Mediterraneo. Siracusa è caratterizzata da questo tipo di barca, le imbarcazioni sono tutte uguali nella struttura. E’ una barca presente a Siracusa probabilmente almeno dal 1500 ed è una barca singolare, per la sagoma, per le dimensioni, per i particolari costruttivi, per il sistema di locomozione e per le decorazioni. E’ una barca un poco più alta delle altre, ha lo sperone, ha decorazioni. Le barche di Augusta, di Catania, di Trapani e di Messina sono molto diverse rispetto alla nostra. Anche il gozzo maltese è diverso dal nostro perché la barca è molto stivata. Il buzzetto poteva andare da 19 a 32 palmi (da 5 a 8 metri). Nelle barche grandi non c’era lo sperone e la larghezza era un terzo della lunghezza, mentre l’altezza, nella parte più bassa, era un terzo della larghezza, proporzioni magistralmente gestite dai costruttori. I particolari costruttivi erano molto curati. Le prime riparazioni alla struttura di una barca siracusana si facevano dopo 50 anni. Erano presenti fasce orizzontali colorate con il blu in basso e con il verde, bianco e giallo sopra, le decorazioni erano espressione della cultura degli uomini di mare ed esprimevano religiosità, credenze, gusti, elementi scaramantici, estrosità. I sistemi di locomozione erano i remi, la vela latina (triangolare) e la vela tunna (trapezoidale). Le essenze utilizzate per la costruzione erano rovere per le ordinate, leccio per la chiglia, faggio per i remi e la cinta, pino/larice per il fasciame e abete per le sovrastrutture”.  

Sono intervenuti anche Luigi D’Aniello, comandante della Capitaneria di porto di Siracusa, e Patrizia Maiorca, presidente dell'Area Marina Protetta del Plemmirio.

[Foto Salvo Antoci]