di Giulia Giambusso

L’Associazionismo resta la sfera dell’umano che nutre empatia, che resiste al tempo stesso esi evolve in modo resiliente senza deframmentarsi. Lisa Rubino: “Ho compreso la necessità di fare associazionismo nei momenti di una sala di attesa di un centro di riabilitazione, parlando con le altre mamme”

John Stuart Mill sosteneva che “Non c'è prova migliore del progresso di una civiltà che il progresso della cooperazione” queste sono le parole che spiegano al meglio quanta forza e possibilità abbia in sè l’associazionismo e la capacità di cooperazione tra le persone.

Riunirsi, mettersi in ascolto, unirsi per una causa, affrontare bisogni reali, incontrarsi per la risoluzione di problemi, in un momento storico in cui la relazione con l’Altro è sempre più mediata e digitalizzata, l’Associazionismo resta la sfera dell’umano che nutre empatia, che resiste al tempo stesso, si evolve in modo resiliente senza deframmentarsi, mostrando le sue metamorfosi negli anni con nuove forme di coordinamento e azioni di rete collettive.

L’anima dell’associazionismo è caratterizzata dallo spirito volontario che alimenta persone che nel e per il volontariato si cimentano in azioni quotidiane, guidate dai valori di inclusione, dai bisogni del singolo o di un gruppo connettendolo con la comunità, di vedere tutelati i propri diritti  e di dare supporto a contesti spesso ritenuti svantaggiati presenti sul territorio e che riescono ad essere supporto integrato e si configurano come riferimento funzionale nelle città, per le persone.

Il volontariato ed il mondo del terzo settore stanno vivendo negli ultimi anni notevoli cambiamenti legislativi e normativi ma dietro sigle e loghi ci sono persone, volontari che con coraggio trasformano la propria mission associativa in azioni collettive con dedizione a supporto del territorio.

Occorre ripartire dai luoghi, dal vissuto e dai bisogni delle famiglie e dei ragazzi, dai più piccoli ai più grandi per edificare realtà e spazi di condivisione più numerosi, sereni, alimentando i percorsi di cooperazione e di rete nel territorio e, quindi, sostenendo il volontariato con il coinvolgimento sempre più dei giovani.

Nella Citta di Siracusa il mondo dell’associazionismo è molto diversificato ed il tema della disabilità è un tema ben affrontato a più livelli da tante associazioni in modo settoriale con la realizzazione di specifiche pratiche e azioni sul territorio che con il loro impegno capillare riescono ad essere punto di riferimento per molte famiglie connettendole ai servizi locali, regionali e nazionali.

Un esempio è il Coordinamento Provinciale delle Associazioni di Volontariato e di Tutela delle Persone con Disabilità (Co.Pro.Dis.), costituito nel 2003 e che raccoglie ad oggi al suo interno 13 associazioni di famiglie di persone con disabilità della provincia di Siracusa. Il Coordinamento nasce dall’intuizione e dalla forza che unisce le associazioni che si occupano da anni sul nostro territorio di disabilità, dalla comprensione che per intraprendere le vecchie e nuove sfide sul territorio e che per avviare processi di dialogo sempre più concreti e strutturati con le istituzioni sia necessaria una forza sempre più coesa unita e compatta per avviare i processi di cambiamento desiderati a supporto delle famiglie.

Abbiamo sentito Lisa Rubino, anima del Coordinamento Co.Pro.Dis., presidente uscente e fondatrice dell’associazione Diversamente Uguali, madre e donna lavoratrice, volto ed esempio positivo come tante donne e uomini siracusani che da una condizione dolorosa si può trasformare con volontà e amorevolezza in azioni di comunità.

Lisa quando hai compreso che era necessario fondare un Coordinamento tra le Associazioni?

E’ stato nel momento della sala d’attesa di un centro di riabilitazione, luogo in cui spesso molti genitori attendiamo la fine del trattamento per il nostro figlio. Quei momenti sono per noi un tempo del confronto, del dialogo tra noi genitori. In quei momenti ho compreso che non era sola e che insieme ad altre persone la fatica e il dolore si potevano trasformare in forza collettiva, quella forza propulsiva che alimenta il desiderio di voler vedere garantiti i propri diritti, comprendendo, per esempio, i passaggi burocratici per accedere ai servizi a supporto, per legittimare ciò che è stato riconosciuto e  ciò che si può migliorare con occhio attento ad altre realtà italiane cosi dette virtuose.

Qual è il rapporto del Co.Pro.Dis. con le istituzioni e che tipo di risultati avete ottenuto?

Il grande impegno del saper fare rete attraverso il coordinamento nasce dal dialogo equilibrato e quotidiano con le istituzioni locali e regionali che hanno portato al riconoscimento comunale della figura supportiva A.S.A.C.O.M per minori con disabilità oppure alla normativa “Dopo di noi”, alle tante proposte per realizzare in modo attento con una visione sempre più realistica che non snaturi la vita della persona con disabilità e delle famiglie. La logica avviata negli anni sul territorio è quella di trasmettere sintonia e coesione nella società che viviamo, affrontando la tutela dei diritti e le sfide uniti, trovando insieme dialogo e soluzioni e interloquendo con le istituzioni e con gli attori territoriali che si occupano di disabilità nel pubblico e nel privato ma soprattutto con l’obiettivo di trasformare le logiche assistenzialiste in logiche supportive.

Cosa è necessario fare ancora Lisa?

Risulta fondamentale fare sempre più informazione e trasmettere consapevolezza nei vari contesti della città. L’obiettivo è comunicare che la disabilità può essere affrontata dalle famiglie e dal soggetto che vive la propria condizione non autoescludendosi o temendo il contesto in cui vive. E’ necessario comprendere che la disabilità non riguarda solo chi la vive ma l’intera comunità, la società.