di Letizia Lampo

Si è svolta a Siracusa la conferenza laboratorio dal titolo “Di Cosa hai fame veramente?” sui disturbi alimentari nell’adolescenza, organizzata da Ananke Siracusa

Se è vero che l’apparenza inganna, guardare all’adolescenza attuale prendendo spunto dalla vastità di immagini che raffigurano i nostri giovani può rivelarsi alquanto fuorviante e questo perché i visi radiosi, i corpi snelli e sempre efficienti delle campagne pubblicitarie tradiscono apparenze che potrebbero trovare fascino solo sulla copertina di riviste glamour. Non sono realtà, mai riuscirebbero a descrivere questa nostra adolescenza sebbene ci interroghino su quanto fascino giunga ai nostri giovani dal desiderio di appartenere a quel mondo virtuale che vive di forme, di un’estetica precisa, di corpi che sorridono, che si abbracciano, che si ergono belli e perfetti ma che alla realtà sta facendo cambiare “sapore”. Di sapore si tratta.

La realtà che l’adolescente si trova a vivere e a creare quasi artificialmente, non volendo, porta a relazionare con il cibo e l’alimentazione tanti desideri che riguardano invece la relazione, la conoscenza dell’altro, la partecipazione, l’appartenenza al gruppo dei pari. Questo accade vuoi per la struttura della parola stessa che, senza ingannare troppo, associa parole espressamente alimentari con gerghi che appartengono all’ordine dell’affettività, vuoi perché abbiamo un grande bisogno di essere riconosciuti dall’altro, accettati e considerati.

A farci attenzione, di fatto, parole, luoghi comuni, metafore linguistiche tendono a tessere una precisa linea conduttrice tra ciò che ingeriamo fisicamente e ciò che attraversa la nostra dimensione emotiva in termini di rapporti, sentimenti, incontri e separazioni. Per cui ci si nutre di affetto, si intavolano discussioni, ci si alimenta di passioni.

Nel gioco dell’accettazione dell’altro e della partecipazione alla vita sociale, i nostri giovani hanno inteso quanta rilevanza ha il corpo nel giudizio che si ottiene. Come se per essere accettati e voluti bene dall’altro ci fosse l’intima necessità di “somigliare” a quei corpi estetici, magri e felici che si professano come i conquistatori della popolarità sugli altri! Ed ecco che i nostri adolescenti sono sempre più intimati a guardare all’aspetto fisico come alla principale modalità di riconoscimento e rappresentazione di se stessi nel mondo. Guai a non assomigliare per niente a quell’immagine che appare appena ci si collega nella folta maglia di internet e dei social network! Peccato che quei corpi li nascondano una rappresentazione di realtà che reale non è per niente! Ecco il primo gap! Abbiamo da tessere, dunque, queste tre rappresentazioni che riguardano il cibo, l’affettività ed il corpo e questo perché ciò che l’adolescente si trova a fronteggiare è la necessità di recuperare un posto nella proprio mondo perché si senta accolto e riconosciuto. Dagli altri. E se, come oggi più che mai si insegna, ciò che all’altro arriva di noi è principalmente un corpo, un aspetto, una sembianza, si comprende come a questo i giovani finiscono per affidare valori tanto autorevoli da considerare troppo restrittivo il mero campo della relazione. Occorre altro. Perché mi senta accettato occorre tenere sotto controllo tutto, a partire da quell’immagine, una sorta di avatar, che si crede indispensabile per essere amabili o accettati. Come con qualsiasi avatar, il gioco “reale” mostra la parte della medaglia più severa, ed ecco che l’immagine atrofizzata di un ideale non trova coerenza con le regole della vita, quella vera, che nulla garantisce e che difficilmente può essere trattenuta sotto controllo.