di Salvo La Delfa

In un incontro con gli studenti dell’Einaudi, lo psicoterapeuta, accompagnato da un ospite della storica comunità siracusana, ha approfondito la fenomenologia della tossicodipendenza, le motivazioni che portano ad iniziare la carriera drogastica e il suo netto rifiuto alla legalizzazione delle droghe leggere

 

“Liberalizzare le droghe leggere non risolve il problema della tossicodipendenza”. Ad affermarlo, durante una seguita assemblea degli studenti dell’Istituto “L. Einaudi”, è stato Francesco Carpano, psicoterapeuta e responsabile della comunità per la terapia delle tossicodipendenze “Città Rinascita” di Siracusa, aperta nel 1983, quarta comunità ad essere fondata in Italia e prima in assoluto in Sicilia. Lo psicoterapeuta, che da anni conduce all’interno della comunità siracusana gruppi di terapia per gli ospiti e per le famiglie, si occupa di educazione alla salute ed è autore di scritture sulla problematica del disagio giovanile fra i quali “Giovani e vita” e “Star bene con se stessi e con gli altri”.

L’incontro, animato dalle tante domande degli studenti (sono intervenuti i rappresentanti di istituto Nicolò Cavallaro, Alfonso Salerno, Gianmarco Pentecoste e Dario D'incà), ha visto la partecipazione anche di Nicola Pesaresi, un ex tossicodipendente che ha svolto il suo percorso all’interno della Comunità Rinascita e che ha voluto raccontare la sua esperienza.

Francesco Carpano ha voluto consegnare un messaggio chiaro ed inequivocabile a tutti gli studenti.

Come nasce il fenomeno della tossicodipendenza

“In verità a noi non interessa conoscere il fenomeno della tossicodipendenza ma ci interessa comprendere meglio l’epifenomeno, cioè dobbiamo andare oltre il fenomeno, ciò che sta dietro e dietro c’è uno scenario sociologico che ha reso difficile l’adattamento dei giovani. In America il fenomeno della tossicodipendenza è iniziato molto prima rispetto all’Europa e all’Italia. Perché durante gli anni settanta nella società europea si sono avuti profondi cambiamenti e soprattutto profondi e repentini cambiamenti. Si passò in breve tempo da una società agricola ad una industriale, e successivamente ad una società telematica, informatica e ora una società dai linguaggi complessi che solo i ragazzi riescono a comprendere velocemente. In seguito a questi profondi e repentini cambiamenti i soggetti più fragili hanno avuto difficoltà ad adattarsi alla nuova società, provocando “disagio”, cioè assenza di agio, assenza di situazioni che favoriscono il percorso di crescita. I ragazzi in età adolescenziale devono essere ritenuti soggetti fragili perché l’adolescenza è un periodo difficile e se si arriva a questa fase con una insufficienza di attrezzi, cioè senza aver maturato dei prerequisiti durante gli anni precedenti, cioè se si proviene da famiglie che non hanno avuto cura della stabilità psicologica del ragazzo, il ragazzo avrà problemi. Quindi è fondamentale stimolare nei ragazzi riflessioni che possono essere utilizzati per rivedere alcuni aspetti del loro stile di vita, anche perché nelle scuole non si cura abbastanza l’educazione emotiva ed affettiva dei ragazzi”

Perché si inizia

“Spesso si fa questa domanda: perché si inizia a drogarsi? La domanda è mal posta. La domanda corretta dovrebbe essere: perché hai continuato? In un esperimento di Luigi Cancrini, se ad un campione di 100 ragazzi viene offerta della droga solamente 30 accettano di farne uso…infatti è del 30% la percentuale di persone che almeno una volta nella vita hanno fatto uso almeno una volta di sostanza. I numeri sono questi: la percezione che abbiamo ci porterebbe a percentuali più alte ma solo il 30% accetterebbe. Di questi 30 che hanno accettato, 15 dicono  sì alla droga la prima volta e  la seconda volta non ci tornano più, degli altri 15, solamente 10 ne faranno un uso occasionale e i rimanenti 5 diventeranno consumatori abituali, avvieranno la carriera drogastica, in una exalation, che inizia con le canne e dopo qualche mese passa alle droghe pesanti.

Droghe leggere e droghe pesanti

“Non esistono droghe leggere e droghe pesanti: esistono solamente droghe che per definizione modificano la normale attività neuronale. Anche le cosiddette droghe leggere hanno effetto sull’attività neuronale e questo lo dico per la lunga esperienza come psicoterapeuta nella comunità Rinascita. L’abuso delle canne provoca soprattutto nei soggetti predisposti disturbi psichiatrici. Ne abbiamo conosciuti tanti in comunità che utilizzando anche l’alcol, hanno avuto grossi problemi psichiatrici. L’alcol associato alle droghe è devastante. Sono in commercio e vengono vendute soprattutto nelle discoteche pasticche con composizione chimica non facilmente riconoscibile dagli strumenti in possesso dalle ASL. Sostanza con effetti devastanti che creano politossicomani”.

Legalizzare le droghe leggere

“Non sono d’accordo. Legalizzare le droghe è un rischio serio. L’adolescenza rappresenta un rischio. Il problema è concepire una vita tutta legata al piacere, al piacere immediato, tutto e subito comunque, creare nei ragazzi l’idea che la felicità sia un diritto che deve essere mantenuto ed assicurato tutta la vita. Questo è il mondo del tossico dipendente, una persona che ha avuto paura di crescere, e si è voluto fermare nella fase così detta narcisistica. Possiamo per esempio considerare l’alcol come una droga legalizzata. Quanti sono gli alcolisti? Sono un milione e duecento mila contro i 330 mila tossicodipendenti. Quindi la “legalizzazione dell’alcol non ha risolto il problema degli alcolisti come la legalizzazione delle droghe leggere non risolverebbe il problema dei tossicodipendenti. Ormai non c’è più la voglia di trasgredire perché mancano ormai le regole, non ci sono i paletti; al limite tra l’area di rischio e l’area di tranquilla si trovano i giovani che vogliono provare forte sensazioni e forte emozioni perché non sanno vivere con normalità emozioni positive. Chi vuole legalizzare le droghe leggere porta come aspetto positivo la riduzione della delinquenza: a me interessano gli adolescenti fragili, quelli che rischiano di più sia nel caso che le droghe siano legali e sia nel caso in cui non lo siano; d'altronde anche adesso che non è legale la trovano facilmente dietro l’angolo anche da persone insospettabili mentre altri che sono forti possono smettere e in genere smettono finendo la loro carriera drogastica”.

Sistema Sanitario Nazionale (SSN)

“Su 330 mila tossicodipendenti 140 mila sono utenti del SERT mentre i residenti delle comunità sono circa 12 mila. In provincia di Siracusa abbiamo 4 SERT, Siracusa, Noto, Lentini ed Augusta e una sola comunità, la comunità Rinascita a Siracusa. Il SERT si occupa di coloro che non hanno fatto una scelta terapeutica e forniscono una terapia sostitutiva della sostanza (il metadone); dopo qualche mese di riflessione i tossico dipedenti potranno decidere di iniziare un percorso più radicale e più impegnativo che è quello della comunità. Gli utenti dei SERT non sono assuntori di canne ma solo di droghe pesanti perché sottovalutano il problema. La comunità Rinascita è piccola perché la comunità deve riproporre all’utente il modello di una famiglia sana per far iniziare ai ragazzi una vita sana secondo un modello familiare”.

Nicola Pesaresi, ex tossicodipendente

“La mia storia inizia 15 anni fa a causa di un disagio familiare, non mi trovavo bene in famiglia. Ho iniziato una serata con canne ed alcol e da quella serata è iniziato un calvario durato 15 anni ed ancora sta continuando, sono riuscito a fermarmi grazie al lavoro svolto presso la comunità con una terapia di colloqui e molto sacrificio. A distanza di un anno dalla fine del programma continuo a frequentare la comunità Il programma dura da due anni e non è una passeggiata ma è un impegno abbastanza grosso che vale la pena però percorrere. Io continuo a lavorare a lavorarci per raggiungere i miei obiettivi. Perché ho continuato dopo la prima sera? Quella sera è stata una esperienza piacevole che ho voluto ripetere nelle settimane successive, mi dava sempre piacere, finché è diventata una dipendenza. Momenti di scoraggiamento ce ne sono stati tanti. Sono stato tentato di mollare, di andarmene e di ricominciare, ma poi parlando ed esprimendo il mio stato d’animo sono riuscito a ritornare nei miei passi e continuare il programma che avevo iniziato”.

[Foto: Andrea Cannata]