di Francesca Garofalo

Docente e chitarrista, vincitore del premio internazionale  Santi Cappellani di Acireale

 

Immergersi nel silenzio e cogliere i suoni che ci circondano, adoperare il flusso musicale che scorre come un fiume in piena per riuscire a creare quella musica capace di impossessarsi del corpo ed attraverso la quale si riesce a stabilire la giusta armonia facendo vibrare le corde del proprio essere. A percepire la grandezza del corpo come strumento musicale Valerio Massaro, classe 1990 nato e cresciuto a Siracusa, concertista, chitarrista solista ed in formazione da camera e ormai da cinque anni docente di chitarra nelle scuole medie ad indirizzo musicale. Puntiglioso e rigoroso ma con un animo sensibile e divertente, sin da bambino dimostra attitudini musicali così, dopo gli studi frenetici trascorsi tra Liceo Classico e Conservatorio, a 19 anni arrivano le prime esperienze di insegnamento. Dopo il diploma in chitarra come privatista presso il Conservatorio “Lorenzo Perosi” di Campobasso, consegue la Laurea di secondo livello in Discipline Musicali al Conservatorio P.I Tchaikovsky di Nocera Terinese. Ha studiato tecnica ed interpretazione della chitarra flamenca con Carlos Alberto Pacheco Torres, composto le musiche per le Coefore di Eschilo al Teatro Greco di Palazzolo e musicato gli spettacoli del regista-attore Agostino De Angelis. Importanti sono le masterclass cui prende parte, come allievo effettivo, con i più grandi maestri di chitarra e non solo: Mauro Storti; Alirio e Senio Diaz; Eliot Fisk; Luis Quintero; Leo Brouwer ; Giampaolo Bandini e tanti altri. Numerosi i concorsi nazionali ed internazionali vinti, tra i quali: Primo Premio Assoluto al 3° concorso internazionale “Ida Presti”; “Conoscersi Suonando” indetto dal Rotary Club distretto 2110 Sicilia-Malta; ottavo “Festival Internazionale della chitarra Ida Presti”; “Concorso Internazionale Musicale Magma” e il recente “International Music Competition Santi Cappellani”.

Come nasce la passione per la musica?

“La musica, nasce probabilmente allo stesso modo per tutti: dal momento in cui si viene al mondo, ma bisogna ascoltarla nella tua più intima essenza. Secondo me nasce dal silenzio ed è per questo che dovremmo tutti imparare a fermarci ed ascoltarlo. C’è chi la coltiva, la studia e ne fa uno stile di vita, così come c’è chi la considera una compagna di vita. Da bambino “tamburellavo” con le dita su qualsiasi superficie e così in una piccola chiesetta della provincia di Siracusa ho conosciuto Santina D’Amico, la mia prima e preziosa insegnante”. 

Perché proprio la chitarra?

“In realtà il mio primo strumento musicale è stato il pianoforte, ero molto piccolo e vedere tutti quei tasti bianchi e neri è stata una scoperta. Poi, ho scelto la chitarra perché è uno strumento tanto intimo quanto di aggregazione”.

In quali generi musicali ti diletti?

“Attribuire alla musica un genere musicale per me non è tanto bello. Esiste la musica in tutte le sue forme. Ho suonato di tutto negli anni, ma la musica che mi gratifica di più è quella del periodo romantico (1800) e quella dei compositori contemporanei, primo fra tutti Leo Brouwer”

Musicista preferito?

“Nel mondo ci sono tantissimi artisti che emozionano e in Italia i giovani, grazie alla didattica stanno ottenendo grandi soddisfazioni. Amo la musica: del chitarrista Roland Dyens; la magistrale direzione e composizione di Leo Brouwer; le schegge di suono di Giulio Tampalini e la dolcezza sonora del maestro Bandini. Ma nel cuore porto sempre l’umiltà è l’umanità del Maestro Alirio Diaz”.

Il 19 maggio il premio Santi Cappellani di Acireale. Cosa hai provato?

“Vincere un concorso internazionale così importante è stata una sorpresa e gioia immensa. Salire su quel palco e suonare la mia musica preferita è stato emozionante”.

 Con quale criterio hai scelto i brani da eseguire?

“Di solito quando si è in competizione si tende a mostrare il lato più virtuosistico, la velocità e la potenza sonora. Ma in questa occasione ho scelto il repertorio godendomi ogni singola nota. Ho suonato una mia trascrizione di un brano rinascimentale, a seguire la bellissima Elegie di J.Kaspar Mertz, l’ode delle lacrime di Schubert e il Grand Solo di Fernando Sor”.

Con quale musicista vorresti esibirti?

“Non c’è un musicista in particolare. Sono tanti gli amici con cui è bello suonare ed è sempre un piacere suonare con tutti. La musica è Unione”.

L’esperienza musicale che ti ha segnato?

“Sicuramente l’incontro con il Maestro Alirio Diaz. Era una persona straordinaria e un musicista con un talento impareggiabile. Un vero artista, il mio grande per me”.

Hai studiato tecnica ed interpretazione della chitarra flamenca con Carlos Alberto Pacheco Torres. Qual è il ricordo più  bello di quel periodo? 

“Carlos Pacheco Torres è un grande chitarrista flamenco che sa far volare il tempo. Anche lui, come tutti i più grandi, una bellissima persona. Ho imparato nuove tecniche strumentali che nella musica classica di solito non si utilizzano ed ho acquisito tanta leggerezza nelle mani, un gusto musicale raffinato ed energico. Sembra un ossimoro ma il flamenco è anche questo: dolore e gioia, tenerezza e grinta”.

Da cosa prendi ispirazione per comporre?

“Tutto ciò che ci circonda è musica. Il segreto credo sia quello di conoscere profondamente l’opera trattata, coglierne i particolari e tirare fuori un’emozione. Certo, non è semplice. Personalmente assisto alle prove degli spettacoli e sono i respiri stessi degli attori a scandire la mia musica”.

Musicista ed insegnante. Qual è il consiglio che dai ai tuoi allievi?

“È una responsabilità crescere dei giovani musicisti, ma allo stesso tempo rivedo in loro lo studente che ero.  Consiglio sempre la costanza: spesso è meglio studiare poco ma tutti i giorni. Certo, più si sale di livello e maggiore deve essere l’impegno”.

Il direttore d’orchestra Ezio Bosso ha dichiarato: “[…] Se dovessi decidere io farei iniziare lo studio della musica alle elementari se non già all’asilo. Alle medie è  tardi”. Sarebbe possibile?

“Penso che in Italia da questo punto di vista siamo indietro, ma ci siamo quasi, mentre all’estero già  accade da tempo. Ho insegnato musica nelle scuole elementari grazie al progetto Dm8 e per poco anche ai bambini dell’asilo.  Bisognerebbe espandere l’arte musicale ad ogni ordine scolastico, questo creerebbe tantissimi posti di lavoro ed un livello di sensibilità  maggiore tra la popolazione. C’è  tanto lavoro da fare. Nei secoli ci siamo un po’persi, basti pensare agli antichi greci per i quali mousikè techne era indispensabile per la formazione dei giovani discepoli. Oggi chi fa musica deve spesso emigrare per essere apprezzato e questo mi dispiace molto. Sono fiducioso e certo che prima o poi si ritornerà  alle origini di questa meravigliosa terra con lo sguardo al futuro”.

Sei un insegnante severo?

“(Ride), bella domanda! Diciamo che nel mio lavoro sono molto rigoroso. Gli allievi devono comprendere che lo faccio per il loro bene. È importante dall’inizio avere una corretta impostazione e l’igiene posturale e la tecnica fondamentale devono essere alla base di un buona didattica chitarrista. L’insegnante ha il dovere di donarsi, di insistere e ripetere, di formare. Oltre al lato tecnico è mia passione condurli passo dopo passo all’interpretazione, alla creazione di immagini sonore e di pensieri musicali attinenti alla prassi esecutiva”.

Fai musica perché..

“Innanzitutto in quanto necessità. È l’espressione artistica più aulica che mi permette di unire il cuore ai sogni, l’univa grazie alla quale posso dare un messaggio a chi ascolta”.

Progetti futuri?

“Innanzitutto l’ 11,12 e 13 luglio sono orgoglioso di presentare in qualità di Direttore artistico, il Primo Festival dei Giovani Musicisti a Belvedere di Siracusa. Vi invito a partecipare numerosi, perché saranno tre bellissimi giorni di masterclass, concerti e una mostra di liuteria. Tanti amici hanno collaborato e continuano a farlo. Una bellissima esperienza. Inoltre continuo a portare avanti un progetto di musiche romantiche del XIX secolo con la chitarra originale dell’epoca, concerti in duo, in trio, da solista. Nel mio Canale YouTube sto realizzando una serie di video dedicati alla didattica e molto altro ancora. Spero di riuscire a far conoscere e apprezzare il repertorio della chitarra romantica a quante più persone possibili. È un mondo da esplorare”.

Il tuo motto nella vita?

“Scava il suono che hai dentro. Il nostro corpo è uno strumento musicale che deve vibrare. Ci sono  i bemolli che abbassano il nostro stato d’animo nei momenti difficili e ci sono i diesis che invece ci danno la giusta spinta per andare avanti. Questa è la sinfonia più bella e si chiama Vita”.