di Salvo La Delfa 

Un cast di eccezione, guidato dalla regista francese Muriel Mayette-Holtz, mette in scena la tragedia di Euripide. Brave le attrici Marial Bajma Riva, Elena Arvigo e Maddalena Crippa

 

Le Troiane di Euripide è la seconda tragedia che va in scena al Teatro Greco di Siracusa per la 55esima stagione di rappresentazioni classiche nel teatro siracusano. Con la regia di Muriel Mayette-Holtz, la traduzione di Alessandro Grilli, il progetto scenico di Stefano Boeri, i costumi di Marcella Salvo, le musiche di Cyril Giroux e la drammaturgia di Cristiano Leone, Le Troiane raccontano il dopo della lunga guerra che vede la città di Troia sconfitta. Gli uomini troiani sono stati trucidati e le donne assegnate come schiave ai vincitori, come riferito da Taltibio (Paolo Rossi), il messaggero degli Argivi: Cassandra (Marial Bajma Riva) viene data ad Agamennone, Andromaca (Elena Arvigo) a Neottolemo ed Ecuba (Maddalena Crippa) ad Odisseo. Andromaca subisce una sorte terribile: Astianatte (Riccardo Scalia), il figlio avuto da Ettore, viene ucciso dai greci per evitare che un giorno possa vendicare la morte del padre. Ecuba ed Elena (Viola Graziosi) si sfidano in una sorta di agone giudiziario in presenza di Menelao (Graziano Piazza), per stabilire le responsabilità dello scoppio della guerra. Intanto il corpicino di Astianatte viene riconsegnato ad Ecuba per il rito funebre. Troia viene data alle fiamme mentre le prigioniere salutano per l’ultima volta la loro città.

Nel cast sono anche presenti, Massimo Cimaglia (Poseidone), Francesca Ciocchetti (Atena), Elena Polic Greco (capo coro), Clara Galante (corifea), Doriana La Fauci (capo del coro delle vecchie prigioniere troiane), Fiammetta Poidomani (chitarrista), Riccardo Livemore (una delle guardie di Taltibio) e dagli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico sezione “Giusto Monaco” e dai senior della sezione Fernando Balestra dell’Accademia dell’Inda.

 

La rappresentazione inizia con dei botti improvvisi che fanno sobbalzare gli spettatori nonostante che uno speaker avesse avvisato solo qualche minuto prima. Le Troiane appiano tristi e addolorate nei loro abiti grigi all’interno di un bosco inanimato, formato da soli tronchi allineati a scacchiera. Entra n scena Cassandra che volteggia su se stessa con una lampada in mano, improvvisandosi in una danza libera, folle, disperata. Astianatte, il figlio di Ettore e Andromaca, si trova in scena mentre Ecuba e la stessa Andromaca discutono sul loro destino. Arrivano anche Menelao ed Elena che cerca di giustificare il suo ruolo nella guerra di Troia, con le donne troiane che la additano come responsabile, maledicendola. Nel frattempo giunge la notizia che il piccolo Astianatte viene condannato a morte per il solo motivo di essere il figlio di Ettore. Sono atroci le grida di Andromaca e di Astianatte quando quest’ultimo viene strappato dalle braccia della madre e portato via. Viene riportato indietro il corpicino del bambino e viene deposto sullo scudo di Ettore sul quale le troiane si svestono degli abiti grigi e sporchi di cenere depositandoli accanto ad corpo di Astianatte e rimanendo in abiti rossi che rappresentano il sangue e le fiamme che incendieranno il bosco morto. Un fumo rosso si leva dal retro del proscenio  mentre le Troiane lasciano la loro terra.

 

“Le Troiane è la tragedia di Euripide che è un canto di sofferenza in omaggio alla vita” dichiara Muriel Mayette-Holtz. “Malgrado la distruzione di una città, di un passato glorioso, le Troiane accettano con coraggio la loro sorte diventando le vere eroine della guerra. Infatti tra le ceneri le Troiane sono le sole a rimanere in piedi”.

 La scena instabile e drammatica, ideata dall’architetto Stefano Boeri, presenta una natura divelta, sradicata, apparentemente finita. I tronchi di alberi provengono dalle montagne friulane dando così una nuova vita a migliaia di alberi sradicati dal vento e abbattuti dalla tempesta Vaia, nel mese di Ottobre del 2018.

 “Gli abiti sono grigi, un mondo di grigio che sommerge donne vinte ma non sconfitte”, dichiara Marcella Salvo, la costumista. “Tutto è inesorabilmente grigio a causa della cenere che le fiamme e la guerra hanno lasciato cadere sugli abiti.  La visione costumistica è da leggere in chiave corale: concretizzata in una maestosa quanto disperata schiera di donne dalle nuance polverose di grigio, non una uguale all’altra, né per foggia né per colore, ma tutte drammaticamente identiche nel loro “essere vinte”, ma non sconfitte nella loro naturale femminilità, che prima di congedarsi dalla vita che è stata, “impongono” a chi vorrà ancora coglierla”.

[Foto Maria Pia Ballerino e Franca Centaro]