di Salvo La Delfa

Il Laboratorio Teatrale dell’Einaudi ha portato avanti questo progetto comune che ha permesso di ottenere uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico

 

“Elettra non desiderava giustizia ma vendetta. I nostri ragazzi hanno voluto invece cogliere un altro aspetto, hanno desiderato rappresentare la capacità importante di comprendere che la vendetta non porta a nulla e la giustizia porta alla verità”. E’ questa l’Elettra di Sofocle, messa in scena a Palazzolo per il Festival del teatro classico dei giovani, e replicata il giorno successivo nel loro auditorium, dagli studenti dell’Einaudi, il gruppo “Laboratorio Teatrale”, magistralmente diretto da Sebastiano Rabbito che, dopo un anno di lavoro insieme, ha permesso di ottenere uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico.

“Bravissimi sono l’orgoglio della scuola”, ha commentato a margine della rappresentazione la dirigente scolastica Teresella Celesti. “Noi crediamo fortemente nel teatro perché il teatro è una grande occasione per i ragazzi in quanto mette in gioco le loro personalità, il loro modo di approcciare il mondo, vincendo le loro paure di parlare o muoversi in pubblico o elaborando un progetto comune. La scuola non è soltanto un luogo dove si imparano nozioni spendibili nel mondo del lavoro o in quello delle professioni, ma è un luogo che coltiva la personalità  e  forma l’uomo e l’uomo è molto di più delle cose che sa, è fatto di sentimenti, sogni e ideali che sono tutti presenti nel teatro”.

Entrambe le due rappresentazioni sono state dedicate alla memoria di Simone Geracitano, il giovane einaudino scomparso un mese fa in un tragico incidente stradale. A Palazzolo, il regista Sebastiano Rabbito, a sua memoria, ha alzato in cielo una rosa rossa, mentre nell’auditorium dell’Einaudi, gli attori e il pubblico si sono uniti stringendosi le mani, dedicando a Simone e alla sua famiglia  il successo dello spettacolo tra gli applausi commossi di tutti i presenti.

La replica dell’Elettra nell’auditorium dell’Einaudi è stata anche l’occasione per avviare una raccolta  fondi destinata all’Associazione Dynamo Campche,  come ha illustrato Maurizio Manfrè, volontario dell’associazione, si occupa  di offrire gratuitamente programmi di terapia ricreativa a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi e croniche. Le attività dell’associazione Dynamo Camp, svolte presso il Camp di Pistoia e in ospedali e case famiglie,  hanno lo scopo di aiutare i bambini e le loro famiglie a vivere esperienze di gioia e a rinnovare la speranza e la fiducia in loro stessi e nelle loro capacità.

Oreste, figlio di Agamennone, torna dopo molti anni a Micene, in compagnia di Pilade e del Pedagogo. Egli, su ordine di Apollo, deve vendicare la morte del padre, ucciso dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto per usurparne il trono. Da bambino Oreste, che correva il rischio di essere anch'egli ucciso in quanto erede al trono, era stato salvato dalla sorella Elettra. Questa infatti l'aveva affidato ad un uomo focese, che lo aveva tenuto lontano dagli intrighi di palazzo. Da quel giorno Elettra, che provava un odio profondo (e ricambiato) verso i due assassini, era vissuta nella speranza che Oreste un giorno potesse tornare a vendicare il padre. Oreste dunque torna a Micene all'insaputa di tutti, e organizza un tranello: diffonde la falsa notizia della propria morte, che gli permette di constatare la gioia (e quindi la malvagità) della madre Clitennestra. Elettra, al contrario, è disperata (dimostrando quindi il suo immutato affetto per il fratello), ma si fa coraggio e decide che sarà lei a vendicare il padre. Ottenuta la prova della fedeltà della sorella, Oreste le rivela la propria identità, ed insieme i due organizzano un piano per attuare la loro vendetta. Oreste penetra nel palazzo e uccide senza pietà la madre supplicante, poi incontra Egisto. Lo trascina fuori scena per ucciderlo, e proprio su questa immagine si chiude la tragedia.

Messinscena originale, elegante che mette in contatto il mondo classico e contemporaneo dando la giusta centralità al coro che indaga e si interroga sul tema della felicità. In questa Elettra, Rabbito ha messo in risalto i personaggi minori, come i camerieri (o servi) di una Elettra frizzante, a tratti comica, ma profondamente calata nella contemporaneità in quanto ci lascia una grande riflessione: la felicità non è il fine fondamentale per ogni uomo, come dice nella sua ultima frase Elettra: "Se fossimo stati felici, saremmo stati scialbi". 

Tra gli attori in scena anche Silvana Laudicina, insegnante di canto, direttore del coro dello spettacolo Elettra dell'Einaudi e la coreuta. Il trucco è stato curato dal giovane makeup artist Peppe D'Agata.

Il gruppo del “Laboratorio Teatrale” dell’Einaudi” è composto dagli studenti: Aloisio Gaia, Andriani Elisabetta, Aparo Ambra, Baiolo Flavia, Bottaro Erick, Catalano Gianluca, Cavallaro Giorgia, Chindemi Lorenzo, Cianci Andrea, Conigliaro Giacomo, Criscione Giulia, Davì Aurora, D’Incà Dario, Di Modica Alessio, Gaeta Roberta, Giuffrida Carlo, Manzella Federico, Micheletti Lorenzo, Motta Ester, Nanì Simona, Pajic Radomirka, Panzeri Michele, Piazzese Valeria, Puccio Elisa, Puglisi Giorgia, Rotoloni Luca, Rubera Martina, Santo Roberta, Santoro Chiara, Sbriglio Benedetta, Sbriglio Emanuele, Spinella Ludovica, Tinè Sebastiano, Valenti Maya, Vallesi Giulia, Vanasia Valentina, Veneziano Luciano.

Regia di Sebastiano Rabbito, traduzione di Ettore Romagnoli, dirigente scolastico; Teresella Celesti, Docenti: Giuseppe D’Agata e Nelli Montalto, esperto audio : Giuseppe Raniolo. Intervento musicale: Mario Gionfriddo, Paolo Terminello.

 

 

[Si ringrazia Rosa Tomarchio]