di Francesca Garofalo

L'atleta Luca Naso interrompe la sua impresa di percorrere da solo l'Italia in 365 giorni a causa dell'emergenza coronavirus

Intraprendere con anima e corpo un sogno, votarsi ad esso superando difficoltà all’apparenza insormontabili ed infine, essere costretti ad arrestarsi sia per cause esterne, sia perché i progetti non sarebbero gli stessi senza determinate componenti in grado di renderli unici. Questo, quanto successo al sogno Correre ai confini, (di cui ne abbiamo parlato bit.ly/39LuAWR)  iniziato l’1 gennaio dall’atleta ed astrofisico Luca Naso, con l’obiettivo di percorrere lo Stivale in 365 giorni e sospeso nei giorni scorsi. Una decisione presa  nel rispetto delle nuove disposizioni ministeriali per emergenza da coronavirus e anche per la stessa volontà di Naso, secondo il quale è impensabile l’eventualità di un percorso in solitaria, senza l’elemento chiave dell’impresa: la condivisione e la componente umana. Un viaggio fatto di emozioni, infortuni  (come quello al tendine durato poco più  di un mese), consapevolezza di sé e della capacità di risollevarsi, elementi che lo hanno condotto dalla Sicilia, alla Calabria, alla Basilicata, alla Puglia e al Molise fino all’Abruzzo, regione dove ha annunciato la decisione con un video su Instagram. “Credo che le restrizioni imposte” dice Luca “rendano impossibile continuare a seguire gli obiettivi, le idee ed i valori di Correre ai confini. Non voglio proseguire e macinare chilometri da solo perché l’impresa si fonda sulla condivisione. Ho deciso di stravolgere ogni aspetto della mia vita per realizzare questo sogno insieme agli altri.  Mi dispiace di non riuscire a completare l’intero percorso, ma sono contento che tutti e 70 i giorni di Correre ai confini sono stati vissuti intensamente, con gioia e generosità dalle tante persone che si sono lasciate contagiare dalla positività di questo progetto”. Il ritiro responsabile dell’atleta, con un isolamento volontario “che ha già intrapreso al suo rientro in Sicilia, non cancelleranno i momenti vissuti grazie anche al supporto delle associazioni sportive, amministrazioni comunali ed alla generosità dei cittadini che lo hanno ospitato offrendo vitto e alloggio:  “Sono stato in posti diversi” conclude Luca “ed ho incontrato persone diverse, ma non mi sono mai sentito fuori posto. Anzi, mi sono sempre sentito a casa, perché le persone che ho incontrato hanno fatto loro questo sogno. È stato uno scambio reciproco di emozioni, sentimenti e valori. Persino in questi giorni molto difficili, tante persone avevano confermato la loro intenzione di partecipare al progetto. Correre ai confini non era un’idea folle, era un’idea audace. Folle sarebbe stato non interrompere adesso”.