di Salvo La Delfa

Matteo e Gianni Melluzzo raccontano come è stato possibile raggiungere questi risultati, del loro rapporto padre figlio, allenatore atleta, e quali sono le sfide che li attendono in questo 2019

 

Ha solamente 16 anni, frequenta il terzo anno del liceo scienze applicate dell’Einaudi e ha vinto tutto ciò che  poteva vincere nella corsa alla sua età. Matteo Melluzzo detiene il secondo tempo mondiale per disciplina della sua categoria, ha vinto a Palermo il titolo italiano studentesco nel 2018, il titolo italiano 60 metri indoor, i campionati di società a Livorno e, convocato ad Ancona dalla Nazionale Italiana, ha battuto a marzo due volte su due i francesi nel bilaterale Italia Francia. Ha un personale di 10:56 nei 100 metri fatto registrare a fine marzo, in un periodo in cui la preparazione atletica non è ancora finita e definita.

Matteo, ragazzo semplice, maturo, responsabile, è veramente una giovane promessa siracusana che come dice Gianni Melluzzo, papa-allenatore di Matteo, “può arrivare molto in alto dandoci grandissime soddisfazioni”. “Dalla vittoria nei campionati studenteschi è stato un crescendo che si è consolidato in tutto il 2018 e questo trend positivo si sta avendo anche quest’anno nel 2019 “, racconta ancora Gianni Melluzzo. “Matteo si allena un paio d’ore al giorno, quasi tutti i giorni, dai quattro ai cinque allenamenti settimanali e l’allenamento si svolge al campo scuola nel pomeriggio, dopo lo studio”.

Abbiamo sentito Matteo e Gianni per conoscerli meglio e per comprendere come sia stato possibile ottenere questi strepitosi risultati.

Matteo, quando è nata la tua passione per l’atletica?

“E nata in maniera spontanea. Già da piccolo giocavo sotto casa con i miei amici e notavo che rispetto agli altri ero più veloce. Mia madre mi portò al campo scuola e mi appassionai senza mai smettere di correre”

Cosa provi quando corri e come ti prepari?

“Dipende a quale tipo di gara sto partecipando. Nelle gare molto importanti come quelle nazionali e internazionali sento dentro di me una grande responsabilità. La settimana prima delle gare molto spesso sono stressato. Gli allenamenti sono molto impegnativi perché finalizzati alla vittoria. D’inverno prepariamo le corse facendo degli allenamenti mirati al tipo di gare a cui dobbiamo partecipare”.

Oltre a correre cosa fai? Come vai a scuola?

Dopo aver studiato ed essermi allenato, quando sono libero mi piace andare a vedere il tennis con i miei amici oppure vedere delle serie tv. Amo viaggiare e ogni anno durante i periodi estivi visitiamo con la mia famiglia località europee. Se non partiamo vado a mare, alla Pillirina. Con la scuola va anche molto bene. Io credo che l’intensità degli allenamenti mi limita nello studio; sicuramente se non praticassi lo sport il mio rendimento sarebbe molto più alto. Però per il livello quasi professionale con cui faccio atletica il mio rendimento non è per niente basso.

Hai dedicato una tua vittoria a Simone Geracitano, tuo giovane amico recentemente scomparso.

“Appena ho saputo della scomparsa di Simone a scuola ero sconvolto perché eravamo amici ed uscivamo qualche volta insieme il sabato. Ho vinto per lui nonostante che la gara non l’avessi preparata bene perché avevo avuto un leggero fastidio alla gamba.  Lui è stata la mia forza in quel momento di difficoltà e mi ha aiutato a correre e a vincere”.

Qual è il rapporto con il tuo papà allenatore?

“Il rapporto con mio padre è molto particolare. Essendo il mio allenatore dobbiamo differenziare l’atteggiamento, perché certe dinamiche non sono simili a casa e al campo scuola. Entrambi abbiamo una doppia personalità che mostriamo in base a dove ci troviamo”

“Conciliare il ruolo da padre ed allenatore non è per niente semplice”, continua Gianni Melluzzo. “Ora sto trovando un mio equilibrio anche se i primi anni di allenamento sono stati più semplici perché Matteo era più piccolo. Io alleno Matteo da otto anni insieme ad altri giovani corridori siracusani tutti quasi suoi coetanei. Negli anni, con la sua crescita personale, gli scontri padre figlio non sono stati semplici e con tanto buon senso da entrambi le parti siamo riusciti a trovare il nostro equilibrio e i giusti compromessi. Oggi viene molto più semplice perché abbiamo entrambi chiaro il ruolo che dobbiamo avere dentro e fuori il campo”.

Gianni, quali sono i futuri appuntamenti di Matteo?

“Domenica prossima (26 maggio) andremo a Bressanone dove lui correrà un’internazionale confrontandosi con i suoi coetanei di Germania, Slovenia, Croazia e gli altri atleti della rappresentativa italiana under 18. L’8 giugno farà il “Bravin” a Roma, un trofeo prestigiosissimo di livello internazionale, dove si presenterà da favorito. A fine Giugno farà i campionati italiani correndo sia nei 100 sia nei 200 metri. Per chiudere la stagione del 2019 lo attendono altri due appuntamenti: il campionato europeo under 20 in Svezia, dove Matteo dovrebbe far parte della rosa della nazionale superiore alla categoria, e i giochi olimpici europei in Azerbaigian, dove Matteo parte da titolare per le specialità dei 100 e 200 metri e insieme ai compagni di Nazionale dovrà difendere l’oro conquistato due anni fa”.

Quali sono i punti di forza di Matteo e cosa ti aspetti da lui?

“Matteo è un talento naturale a cui piace correre ed io ho avuto la fortuna, conoscendo questo sport perché lo praticavo da giovane, di poterlo indirizzare all’atletica leggera e alla corsa. E’ un talento perché riesce ad acquisire velocemente le nozioni, a far suoi alcuni gesti e dettagli tecnici. Mi aspetto che rimanga sempre sereno e tranquillo, con i piedi per terra, che prenda sempre più coscienza, che ancora è poca, del suo potenziale. Con lui si può arrivare veramente in alto ma quando in alto non lo so. È in fase di crescita che, se gestita bene da lui e tutti quelli che gli stanno intorno, può dare delle grandissimi soddisfazioni a se stesso, a questo sport, a questa disciplina che toglie tanti ragazzi dalla strada.  Il tempo e la fortuna e tutta una serie di incastri ci daranno delle risposte e, sono certo, positive”.